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Osteopata D.O Paris
Kinesitherapeute
Patrice Malaval
 
Il bilanciamento delle tensioni legamentose rientra tra le tecniche funzionali indirette dove, a differenza di altre manovre già utilizzate da tempo in campo osteopatico, in cui per correggere una disfunzione di mobilità si lavora ad esempio mediante l’attività contrattile dei muscoli o le fasce del corpo o la dura madre,  qui si sfrutta invece la capacità intrinseca che i legamenti dell’organismo posseggono, quando siano tutti ben bilanciati nello spazio, di riposizionare un pezzo osseo il più vicino possibile al suo fulcro fisiologico, dopo che un trauma di qualsiasi natura gli abbia fatto perdere il suo naturale allineamento, con conseguente perdita della mobilità.
Auto correttivo
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Le articolazioni siano in grado di correggersi da sole, percependo come i legamenti avessero un potere molto forte nel normalizzare tali disfunzioni articolari.
Tale meccanismo legamentoso auto correttivo è intrinseco. Noi conosciamo bene l’azione dei muscoli, ma ci sono anche i legamenti che limitano, bilanciano e guidano i movimenti articolari.
Quello che egli percepì, nell’omeostasi del corpo, è che l’articolazione mpuò ritornare da sola ad una posizione normale e che i legamenti sono un agente molto importante nell’autocorrezione della disfunzione.
La messa in tensione legamentosa porta, inizialmente, ad un peggioramento della lesione e solo in un secondo tempo ad una stabilità
articolare. È su questo principio che Sutherland ha sviluppato le sue tecniche che per tanti anni utilizzò nei confronti dei suoi pazienti, e su questo stesso principio ebbe inizio successivamente l’osteopatia in campo craniale.
La differenza è che a livello articolare abbiamo dei meccanismi legamentoso-articolari, mentre a livello del cranio abbiamodelle articolazioni suturali piccole che sono sospese da membrane e non da
legamenti; per questo Sutherland parla qui di meccanismi membranoso-
articolari. Dunque l’aspetto più importante a livello articolare è quello legamentoso, mentre a livello craniale è quello membranoso.
Non è possibile immaginare un’articolazione senza la capsula ed i legamenti, così come non è possibile capire tali articolazioni suturali
senza le membrane di tensione reciproca.
Storia
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II principio del bilanciamento delle tensioni legamentose atto a correggere gli strain legamentosi articolari, usato ed intuito dal dott. Still, si basa più sulle forze naturali che sono nel paziente piuttosto che nell’operatore.
Non ci sono in questa tecnica né thrust, né scosse, né l’uso di leve lunghe.
Still intuì il principio di esagerazione della lesione fino al punto del rilasciamento, per poi permettere ai legamenti di ricondurre i pezzi ossei in una relazione spaziale normale.
Egli trattava i suoi pazienti con estrema cautela, attento a non alterare la delicatezza ed il benessere dei tessuti che apprezzava sotto le sue dita, e trasmise agli studenti, che erano sotto la sua diretta supervisione, tale concetto di rispetto per i tessuti, le strutture ed il loro funzionamento.
Dopo Still, tuttavia, molti giovani terapeuti, pieni di entusiasmo, cominciarono ad eseguire delle tecniche strutturali vigorose, che producevano il classico «pop» manipolativo, senza a volte tenere conto della forza necessaria a produrlo. Ciò conferì a queste persone un senso di realizzazione, ma dette all’osteopatia pure la reputazione di essere una medicina rude, dolorosa, ed anche pericolosa, un marchio che in parte persiste tra le persone non ben informate
L’enfasi che Sutherland pone sui legamenti riguarda la loro attiva partecipazione al bilanciamento articolare.
In realtà i legamenti da soli non sono responsabili degli strain o delle correzioni articolari, esiste, infatti, un’attività idraulica e muscolare, che provvede alla tensione ed alla contro-tensione, atta a bilanciare l’articolazione stessa.
Essi giocano tuttavia un duplice ruolo, essendo gli elementi che hanno la maggiore componente propriocettiva all’interno dell’articolazione ed essendo pure attivi nel guidare la forza e la direzione di un’articolazione.
Un trauma può indurre una lesione o uno strain legamentoso articolare in cui i tessuti sono traumatizzati, ma se i legamenti non si strappano c’è ancora qualcosa che sta tentando di mantenere uno stato di relativo bilanciamento. Infatti, se i legamenti in una distorsione non si lacerano, essi allora cambiano forma e viene mantenuto un bilanciamento meccanico in cui tutti essi mantengono un’uguale tensione attorno ad un fulcro fisiologico, il quale presenta spesso uno sviluppo assiale attorno cui le strutture si muovono.
Lo schema mostra i limiti fisiologici del movimento per il meccanismo articolare membranoso o legamentoso. Le parti in nero più esterne rappresentano i limiti anatomici, oltre i quali si giunge alla lussazione.
L’effetto del trauma in questo meccanismo è rappresentato dal cerchio con il fulcro fuori centro. Lo schema rappresenta una situazione dove la forza del trauma ha spostato il punto di bilanciamento nella sua stessa direzione e dove il nuovo punto di bilanciamento rappresenta il fulcro della lesione.

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Tecnica
La tecnica di bilanciamento legamentoso è assolutamente una tecnica passiva, in cui il paziente non usa la propria forza muscolare attiva.
Tuttavia, una volta raggiunto il punto di tensione bilanciata, qualora le resistenze del corpo siano tali da impedire ai legamenti di svolgere una azione correttiva, si può chiedere solo allora una cooperazione muscolare del paziente (che potrà ad esempio flettere una od entrambe le caviglie) e, se ciò non fosse sufficiente, si può chiedere pure una collaborazione respiratoria sottoforma di una apnea inspiratoria o espiratoria, a seconda dei casi.
Poiché in tali tecniche si cerca di aggravare la disfunzione, se ci troviamo di fronte ad esempio ad una lesione di flessione di una vertebra dorsale si chiederà allora alla persona di fare una apnea inspiratoria, che a livello del rachide dorsale corrisponde ad una flessione delle vertebre.
Alla fine della manovra correttiva legamentosa il paziente andrà riposizionato in posizione neutra passivamente da parte dell’operatore, in quanto fino al termine la forza attiva muscolare andrà evitata, impedendo ai muscoli di ricreare la condizione precedente di disfunzione.
Via neurologica
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La via neurologica afferente attraverso cui si attua il successivo bilanciamento delle tensioni legamentose è la via propriocettiva, in particolare la via propriocettiva incosciente che informa attraverso il midollo il cervelletto, attraverso i fasci spino cerebellare dorsale e ventrale.

Per capire il meccanismo nervoso efferente attraverso cui si attua il bilanciamento delle tensioni legamentose, recenti scoperte nel campo della ultramicroscopia elettronica, hanno mostrato una stretta connessione e commistione, a livello inserzionale osseo, di fibre legamentose e di miofibrille, con una risposta efferente comune.
Ciò ha permesso di ipotizzare come un accorciamento dei legamenti sani, associato ad un concomitante allungamento dei legamenti antagonisti, porti alla genesi di stimoli inibitori sui motoneuroni alfa, con modificazione della scarica gamma, che riduce l’ipertono dei legamenti sani e porta alla attivazione del riflesso di innervazione reciproca evidenziato da Scerington, per cui l’influsso nervoso attiva il legamento stirato ed inibisce quello antagonista.
Ciò tra l’altro consentirebbe una situazione di neutralità neurologica, permettendo al S.N.C. l’interruzione dell’invio di messaggi facilitati che automantengono l’articolazione in lesione, ed innescare un nuovo circuito di messaggi che permette alla articolazione stessa di correggersi rimuovendo lo strain legamentoso.

Patrice Malaval