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Osteopata D.O Paris
Kinesitherapeute
Patrice Malaval
Bronchiolite
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Per bronchiolite s'intende un processo flogistico acuto, caratterizzato dall'ostruzione dei bronchioli (ultime diramazioni bronchiali): tipica malattia della prima infanzia, la bronchiolite provoca difficoltà respiratoria, secrezione nasale sierosa, starnutazione ed inappetenza.
Bronchiolite: target e indice d'incidenza

Il target della bronchiolite è rappresentato dalla prima infanzia, in particolare dai bambini di età inferiore ai 2 anni: i lattanti, fino al raggiungimento dei sei mesi, rappresentano in assoluto la categoria più a rischio. BronchioliteSi osserva che, annualmente, ogni 100 bambini 11 si ammalano di bronchiolite: nell'11-13% dei malati, la malattia si presenta così ferocemente da richiedere il ricovero ospedaliero.
Il grado di severità della malattia è inversamente proporzionale all'età del piccolo: in altre parole, un bambino di pochi mesi affetto da bronchiolite tende a presentare un quadro sintomatologico molto più grave rispetto ad un bambino infetto di età maggiore.
Dalle statistiche mediche si evince che, a parità di età, i maschi sono più a rischio di bronchiolite rispetto alle femmine. Nonostante la bronchiolite non possa essere definita propriamente una malattia stagionale, nel periodo invernale si registrano generalmente più bambini affetti.
A livello globale, ogni anno sono segnalati 150 milioni di nuovi casi di bronchiolite, di cui la quasi totalità (95%) è osservata nei Paesi in via di sviluppo.
Bronchiolite e raffreddore

Nel paragrafo precedente abbiamo approfondito la bronchiolite nel bambino: ciò non toglie, tuttavia, che questa malattia possa colpire anche l'adulto. Infatti, la bronchiolite non colpisce solamente gli infanti: spesse volte, tuttavia, la bronchiolite nell'adulto viene erroneamente diagnosticata come un semplice raffreddore o, in altri casi, risulta asintomatica o comunque poco problematica.
Bronchiolite: contagio

La bronchiolite è un'infezione che si trasmette per via aerea, tramite saliva/secrezioni nasali di pazienti infetti, o per mezzo delle micro-goccioline di saliva che si disperdono nell'ambiente a seguito di starnuti o tosse. Dopo il contagio, si stima che il tempo d'incubazione del microorganismo si aggiri intorno ai 4 giorni: i bambini infetti possono trasmettere la bronchiolite anche dopo una settimana/10 giorni dal contagio.
Bronchiolite: eziologia

Il principale elemento eziopatologico responsabile della bronchiolite è un virus: in particolare, si tratta del Respiratory Syncytial Virus (Virus Respiratorio Sinciziale, o VRS).
Il VRS risulta fortemente resistente alle comuni sostanze antisettiche (disinfettanti), così come alle classiche tecniche di sterilizzazione dell'ambiente.
Ad ogni modo, sono stati isolati altri possibili microorganismi direttamente o indirettamente correlati con la manifestazione della bronchiolite:

Virus influenzale di tipo B
Virus parainfluenzali di tipo 1, 2 e 3
Adenovirus di tipo 1, 2 e 5: in questo caso, la bronchiolite viene più precisamente definita obliterante, poiché distrugge le piccole diramazioni bronchiali
Rinovirus
Mycoplasma pneumoniae: microorganismo responsabile di una particolare forma di bronchiolite che colpisce i bambini in età scolare.
Clamidia: a differenza dei microorganismi appena elencati, la clamidia è un batterio: è responsabile di una tipologia di bronchiolite particolarmente feroce, soprattutto per i neonati ed i lattanti sino ai 3 mesi.

[tratto da Manuale di malattie infettive, di Mauro Moroni, Spinello Antinori, Vincenzo Vullo]
Bronchiolite: fattori di rischio

Nonostante il Respiratory Syncytial Virus ne costituisca il principale elemento causale, la bronchiolite è correlata anche ad ulteriori fattori di rischio, che incidono in maniera più o meno grave in funzione della sensibilità del soggetto e dell'età d'insorgenza della malattia.
Tra i fattori di rischio più allarmanti il primato spetta sicuramente al fumo di sigaretta: è stato dimostrato che i bambini nati da madri fumatrici sono più esposti alla bronchiolite nei primi mesi di vita, poiché il loro parenchima polmonare risulta fortemente alterato - soprattutto in termini di elasticità - in seguito ad un'esposizione intrauterina al fumo di sigaretta.
Chiaramente, anche i luoghi affollati risultano possibili fattori di rischio, in quanto le probabilità di contagio aumentano notevolmente. Ancora, le malattie polmonari, le patologie cardiache, la prematurità del parto e l'allattamento artificiale rappresentano ulteriori fattori che aumentano il rischio di contrarre bronchiolite.

Bronchiolite: sintomi, diagnosi, terapia

Come osservato nell'articolo precedente, la bronchiolite è un'infiammazione acuta dei bronchioli, tipica dei lattanti e degli infanti. In quest'analisi conclusiva, puntiamo l'attenzione sui sintomi generati dalla bronchiolite, sulle tecniche diagnostiche e sull'iter terapeutico a cui i pazienti vengono sottoposti. Ad ogni modo, nella stragrande maggioranza dei casi, la malattia ha una prognosi variabile, che dipende dalla tempestività d'intervento, dalla severità del quadro sintomatologico e dalla possibile concomitanza con altre patologie (malnutrizione, malattie cardiache, prematurità, ecc.)Bronchiolite diagnosi terapia
Bronchiolite: sintomi

Emblematici sintomi della bronchiloite sono rappresentati da: distress respiratorio, sibili, dispnea accentuata, tosse stizzosa ed ansimante, tachicardia ed irritabilità. Il quadro sintomatologico che ne deriva è comunque variabile, in funzione della sensibilità del soggetto, dell'età e dallo stato di salute dello stesso.
In genere, i prodromi d'esordio generano infezione a carico delle vie aeree superiori, dunque secrezione/bruciore nasale frequente e starnutazione, inappetenza e variazione della temperatura basale (non sempre presente). Dopo un breve periodo, variabile dai 2 ai 5 giorni dall'inizio dei sintomi, il paziente tende a lamentare tosse sibilante, associata spesso a dispnea più lieve e respiro affannoso ed accelerato (tachipnea).
In alcuni soggetti affetti, questi sintomi sono accompagnati da cianosi - condizione per cui il volto del paziente tende ad assumere una colorazione bluastra a causa della mancanza di ossigeno - e retrazioni intercostali - la difficoltà a respirare determina uno sforzo eccessivo a livello dei muscoli respiratori, tale da “sollevare” le costole. L'insonnia (letargia ancor più marcata nei lattanti), l'alterazione dell'umore, la nausea ed il vomito possono essere ulteriori sintomi che completano il profilo clinico del paziente.
Fortunatamente, nella maggior parte dei casi, la bronchiolite tende a regredire in pochi giorni: la fase acuta della malattia, in particolare, presenta una durata di circa due giorni. Anche il recupero della salute del paziente risulta in genere pressoché rapido, malgrado le difficoltà respiratorie tendano a protrarsi per periodi più lunghi.
Bronchiolite: complicanze

In genere, i pazienti affetti da bronchiolite non vanno incontro ad ulteriori rischi o complicanze; è comunque doveroso puntualizzare che i soggetti di età avanzata, affetti da cardiopatie e bronchite cronica, e i pazienti immuno-depressi sono potenzialmente a rischio di complicazioni, quali ad esempio, polmonite.
Bronchiolite: diagnosi

La diagnosi della bronchiolite si basa principalmente sull'osservazione clinica del paziente, eventualmente suffragata da ulteriori analisi diagnostiche per confermare la malattia.
La scarsa immissione d'aria nei polmoni, caratteristica della bronchiolite, viene diagnosticata tramite il reperto auscultatorio del torace, esame che permette di verificare anche una possibile ostruzione bronchiolare.

In caso di bronchiolite, la radiografia del torace evidenzia, in genere, addensamenti atelettasici (collasso o mancata aereazione di una parte del polmone), iperdiafania enfisematosa (accumulo di aria nel polmone associato ad infiammazione), ispessimento della mucosa bronchiale, aumento del diametro toracico e, talvolta, abbassamento del diaframma [tratto da Manuale di malattie infettive, di Mauro Moroni, Spinello Antinori, Vincenzo Vullo]
L'ossimetria permette invece di osservare la percentuale di saturazione dell'ossigeno nel sangue: questo esame diagnostico è indispensabile nei lattanti presentanti una forma acuta di bronchiolite. Infatti, quando il tasso di saturazione raggiunge il 92-94%, il piccolo malato dev'essere ospedalizzato.
Al fine di isolare il microorganismo patogeno sono consigliati alcuni test diagnostici, quali:

Test immunoenzimatici (ELISA)
Test d'immunofluorescenza indiretta (IFA)
Test di coltura (isolamento del patogeno a partire da un prelievo di muco nasale)

La diagnosi differenziale è fondamentale per distinguere la bronchiolite dall'asma, patologia più probabile quando questi sintomi sopraggiungono dopo il compimento del 18° mese di età. Tra le altre diagnosi differenziali si ricordano quelle con malattie polmonari croniche, pertosse e fibrosi cistica.
Bronchiolite: terapie

Non è possibile tracciare una terapia standard per la bronchiolite, poiché questa dipende dalla severità del profilo clinico del paziente. Le strategie terapeutiche si basano soprattutto sulla reidratazione del paziente e sull'ossigenazione. Risulta talvolta indispensabile l'ospedalizzazione del malato: in questo modo, è possibile monitorare i sintomi del paziente ed eventualmente intervenire tempestivamente in occasione di complicanze, specie respiratorie.
Le specialità farmacologiche più impiegate nella cura della bronchiolite sono i broncodilatatori, anche se l'occlusione dei canali respiratori è dovuta non tanto ad un broncospasmo, piuttosto ad accumuli di muco nelle vie respiratorie e ad un ispessimento delle pareti bronchiali.
Per i piccoli malati di bronchiolite associata a patologie cardiache congenite, fibrosi cistica, patologie polmonari a decorso cronico o, ancora, ipertensione, è riservato un trattamento con ribavirina (farmaco antivirale) somministrata tramite aerosol.
Nell'evenienza di complicanze, quali crisi convulsive da anossia o cianosi, il paziente dev'essere sottoposto alla ventilazione assistita nel più breve tempo possibile.
In caso di bronchiolite, è importante favorire il riposo e provvedere ad idratare frequentemente il piccolo malato, al fine di alleviare i sintomi e permettere di accelerare le tempistiche di guarigione.
I cortisonici ed i sedativi sono fortemente controindicati; anche gli antibiotici non rappresentano certo l'opzione terapeutica più adatta, ad eccezione dei casi di bronchiolite da infezione batterica grave (caso molto raro).
Non esistono vaccini volti alla prevenzione della bronchiolite, considerato che i virus responsabili sono particolarmente diffusi nell'ambiente.
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Patrice Malaval