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Patrice Malaval
Drenaggio linfatico del nevrasse nella “Sindrome da fatica cronica”: un modello ipotetico per l’Impu
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Drenaggio linfatico del nevrasse nella “Sindrome da fatica cronica”:
un modello ipotetico per l’Impulso Ritmico Cranico


Raymond N.Perrin, D.O. ( England ), PhD
J.Am.Osteopath.Assoc. 2007;107:218-224



L’Impulso Ritmico Cranico ( CRI ) è una fluttuazione ritmica palpabile che si suppone essere
sincrona con il Meccanismo Respiratorio Primario (MRP). Il reale meccanismo fisiologico del CRI
non è completamente chiaro. Basandosi su opinioni tradizionali ed attuali, su studi su animali e su
segni clinici in pazienti affetti da Sindrome da Fatica Cronica (CFS), l’autore suggerisce che il CRI
sia il prodotto di una combinazione tra il drenaggio del liquor del nevrasse ( cervello e midollo
spinale ) e la pulsazione centrale del liquor indotta dal sistema nervoso simpatico. Inoltre l’evidenza
dimostra come un processo neurolinfatico alterato visibile e palpabile, possa condurre ad una CFS.
Questo processo può anche spiegare il meccanismo fisiopatologico alla base di altre patologie.
Infine l’autore propone un protocollo di trattamento manuale in pazienti affetti da CFS.
Impulso ritmico cranico
Sono stati fatti vari tentativi per spiegare il CRI (1,2). Nelson (2) suggeriva che i movimenti
intrinseci delle ossa craniche , delle fasce e degli organi potessero essere causati da una pulsazione
vasomotoria locale , il cui riflesso può essere palpato sulla superficie cutanea. Però l’assenza di
tessuto contrattile nelle vene e nei seni cerebrali rendono questa tesi difficile da accettare. Le vene
cerebrali non hanno tessuto muscolare nelle loro pareti e non hanno valvole. Qualunque pulsazione
venosa del capo è solo il residuo di più importanti pulsazioni vasometriche della cava inferiore e
della vena iliaca.
Contrariamente al tradizionale concetto che la linfa non abbia una pompa propria, oggi sappiamo
che i principali vasi linfatici sono sotto il controllo del sistema nervoso simpatico ( 3,4).
Il sistema di drenaggio fluidico
Sebbene il SNC non contenga un vero sistema linfatico, vi sono prove documentate sulla presenza
di un importante sistema di drenaggio fluidico per molti aspetti analogo a quello del linfatico.
Attraverso questo sistema il liquor drena nei linfatici facciali e spinali . Sutherland enfatizzò
l’importanza dei plessi corioidei negli scambi chimici tra liquor e sangue , ma egli sottolineò anche
il ruolo del linfatico nel drenaggio delle tossine del nevrasse. Egli scriveva :
Quando voi spillate i liquidi del cervello con la compressione del quarto ventricolo, guardate
cosa succede nel sistema linfatico
Il fondatore della medicina osteopatica, A.T. Still, MD,DO ( 5), parlò dell’importanza di esaminare
le alterazioni del movimento fluidico del cranio per determinare la patogenesi di alcuni disturbi
come le vertigini, la cefalea e la perdita di memoria , tutti sintomi questi, presenti nella CFS.
Drenaggio linfatico del nevrasse nella “Sindrome da fatica cronica”:
un modello ipotetico per l’Impulso Ritmico Cranico
Raymond N.Perrin, D.O. ( England ), PhD
J.Am.Osteopath.Assoc. 2007;107:218-224
http://www.jaoa.org/cgi/content/full/107/6/218
Traduzione liberamente tratta da:
Il dott. Still sottolineava che avere un buon drenaggio era ugualmente importante che avere un buon
apporto (5).
Il sistema di drenaggio del liquor nell’uomo si pensa sia simile a quello degli altri mammiferi
studiati , sebbene la componente linfatica del liquor sia proporzionalmente molto minore nell’uomo
( 6,7,8 ). Come negli altri mammiferi , il drenaggio del liquor nell’uomo avviene tramite vie che
partono dagli spazi subaracnoidei craniali e spinali attraverso i villi aracnoidei. Il percorso si
continua poi nei seni durali , lungo i nervi cranici ( la maggior parte con le vie olfattive attraverso i
fori cribrosi ) e lungo i nervi spinali sino ai linfatici ( Fig. 1 ) ( 6,7,8 )

Fig.1 vedi articolo originale
Il liquido cerebrospinale drena dal cervello umano attraverso tre vie principali : attraverso i villi
aracnoidei sinusali, giù nei linfatici paravertebrali lungo la colonna, e lungo i nervi cranici (I
olfattivo, II ottico, V trigemino, VII vestibolococleare ) . Il fluido cerebrospinale allora defluisce nei
linfatici facciali, cervicali e toracici.
Da : Physiology and immunology of lymphatic drainage of interstitial and cerebrospinal fluid from
the brain. Neuropathol.Appl.Neurobiol. 1995;21:175-180
Il movimento bidirezionale del liquor non è stato ancora capito. Comunque il movimento in
definitiva dipende dalle pressioni relative presenti negli spazi sub-aracnoidei delle differenti parti
del nevrasse e del parenchima del SNC ( 9 ).
Patogenesi della Sindrome da Fatica Cronica
Basandomi sulla identificazione della disfunzione meccanica craniale e vertebrale in pazienti affetti
da CFS ( che può essere il risultato di pregressi traumi o disturbi posturali , fig. 2 ), ipotizzo che
possa esistere una compromissione meccanica che interessa il percorso del drenaggio liquorale
come segno patogenetico comune nei pazienti affetti da questa patologia. Si possono registrare
palpatoriamente ingorghi linfatici cervicali e toracici nella maggior parte dei pazienti affetti da CFS,
con evidenza anche di varici superficiali.

Fig. 2  vedi articolo originale
Disturbo posturale meccanico della colonna toracica di un paziente affetto da CFS. Il disturbo -
piccola scoliosi nella zona di lordosi - rappresenta la presentazione posturale più comune in pazienti
con CFS.
Linfatici e meccanica dei fluidi
Nel 1980 il Dr Still (5) affermava “ I linfatici sono assolutamente ed universalmente connessi con il
midollo spinale e con tutti gli altri nervi , e tutti devono acqua dal cervello”. Dalle origini della
medicina osteopatica , si considera di fondamentale importanza per la salute , un adeguato
drenaggio linfatico del dotto toracico. Scrisse il Dr.Still:
A questo punto porterò la vostra attenzione su ciò che io considero essere la causa di una serie di
malattie fino ad ora non spiegate, che sono solo effetti del fatto che la normale funzione del sangue
e degli altri fluidi è stata impedita da restrizioni alle diverse aperture del diaframma. Quindi
l’impedimento di una libera azione del dotto toracico produrrà congestione nella cisterna del chilo,
di conseguenza questa non sarà più in grado di scaricare il suo contenuto con la stessa velocità con
cui lo riceve.
La pompa del dotto toracico effettua come una suzione sui linfatici di tutto il corpo ed influenza il
drenaggio delle tossine dal SNC( 7, 10 ). Insieme alla frequenza del polso nell’adulto ( 50-100bpm )
e soprattutto all’influenza della ventilazione ( 10-18 respiri/min ), si produce un altro ritmo , più
basso , che è il CRI.
Il liquor all’interno del cranio si muove con lo stesso ritmo del battito cardiaco. Il suo flusso ,
all’interno del sistema ventricolare , è di 600 ml/min. Lo scorrimento del sangue nel tronco
carotideo cervicale , subito dopo avere lasciato il cuore, è di 2000 ml/min circa ( perfusione
selettiva ), mentre il normale scorrimento di sangue nel cervello è di circa 65 ml/min ( perfusione
selettiva cerebrale ). Lo scorrimento della linfa nel dotto toracico è tra 1 mL e 2 mL per minuto tra i
pasti ma la sua frequenza aumenta di più di 10 volte durante l’ingestione o l’assorbimento di un
pasto (11). Le influenze dei meccanismi fluidici nel drenaggio sono riassunte in fig. 3

Fig. 3  vedi articolo originale
Diagramma schematico che dimostra l’influenza dei meccanismi fluidici coinvolti nel drenaggio del
liquido cerebrospinale nel nevrasse. Le percentuali di flusso si riferiscono alla media di adulti sani.
Abbreviazioni : bpm, battiti per minuto, CSF, fluido cerebrospinale
Utilizzando parametri conosciuti e modelli computerizzati sulle influenze biomeccaniche che
riguardano il drenaggio linfatico cerebrale, è in corso uno studio alla Metropolitan University di
Manchester in Inghilterra per calcolare i valori di riferimento di questo drenaggio ritmico. Lo studio
indagherà anche sulla comparazione tra questo ritmo ed i diversi valori ipotizzati per il CRI (12).
Segni clinici
Per spiegare il CRI ci si è focalizzati su altre pulsazioni ritmiche , come l’oscillazione di Traube-
Hering-Mayer, che è associata al feedback della pressione sanguigna (11). Si è anche dimostrato
che la manipolazione craniale ha un effetto sulla frequenza di Traube-Hering-Mayer influenzando la
velocità di scorrimento del sangue. Comunque lo studio clinico eseguito su centinaia di pazienti
affetti da CFS utilizzando tecniche palpatorie simili a quelle descritte da Sutherland ( 13 ) ha
rivelato un CRI aritmico, ridotto e , a volte, inesistente. Il CRI in questi pazienti è stato palpato
posizionando la superficie palmare delle mani sulle ossa parietali per identificare schemi di sidebending
o di rotazione. Questa palpazione è stata utilizzata anche per determinare la propriocezione
della regione occipito-atlantoidea e per individuare scivolamenti antero-posteriori. I segni clinici , in
questi pazienti, indicavano una pompa linfatica invertita che ha portato alla registrazione palpatoria
di linfatici varicosi e ingorgati ( fig. 4).

Fig.4 - vedi articolo originale
Varicosità sub-claveare sx dei linfatici e aspetto antero-mediale della spalla sx di un paziente affetto
da CFS. La linfa è di colore bianco crema e non contiene globuli rossi. Così, la superficie delle
varicosità è dello stesso colore della cute circostante e non ha il colore blu porpora delle vene
varicose.
Protocollo di trattamento manuale
Il programma di trattamento che ho sviluppato per i pazienti affetti da CFS si basa sulla
facilitazione del drenaggio neurolinfatico e quindi nella riduzione della tossicità all’interno del SNC
e nel recupero della salute. Il protocollo di trattamento manuale consiste in sei fasi:

1. Tecniche di EFFLEURAGE* dirette alla regione sottoclaveare per facilitare il drenaggio dei
linfatici cervicali e toracici , determinare un aumento del drenaggio centrale della linfa nelle
vene succlavie e favorire il flusso di ritorno

2. Tecniche a lungo e corto braccio di leva per effettuare una mobilizzazione dolce delle
vertebre toraciche e lombari alte e delle coste

3. Trattamento dei tessuti molli a livello dell’elevatore della scapola, muscoli paravertebrali,
muscoli respiratori, romboidi, trapezi
4. Manipolazione ad alta e bassa velocità dei segmenti toracici e lombari alti utilizzando leve
da supino e sul fianco e tecniche di thrust

5. Tecniche manipolative funzionali per la regione suboccipitale ed il sacro

6. Stimolazione del CRI tramite CV4

* movimento dolce della cute e tessuti sottocutanei per muovere la linfa dai piccoli vasi verso il
cuore : il trattamento deve essere eseguito in senso disto-prossimale
In aggiunta alle tecniche descritte, va raccomandato al paziente un auto-trattamento tramite esercizi
prescritti allo scopo di migliorare la mobilità della colonna vertebrale toracica.

Conclusioni

Oltre alla importanza delle tecniche manuali raccomandate per i pazienti affetti da CFS ( 14 ) , il
drenaggio linfatico del nevrasse è anche la base del trattamento di altre patologie in ambito
osteopatico (15). Altre tecniche manuali ( ad es. la pompa toracica ed addominale ) e la tecnica di
linfodrenaggio di Vodder , hanno lo scopo di accelerare un circolo linfatico lento. Sebbene la
presenza di valvole prevenga un circolo retrogrado della linfa (16), sembra che questa protezione
biomeccanica non sia presente nei pazienti affetti da CFS. In questi pazienti , i segni clinici
dimostrano che il reflusso linfatico può far sì che la disfunzione di queste valvole portino a varici
palpabili dei vasi linfatici che sono occasionalmente visibili sulla superficie cutanea. Inoltre, ogni
trattamento che stimoli il flusso linfatico presenta il rischio di indurre un flusso linfatico retrogrado.
Ecco perché la modalità di trattamento indicato propone una stimolazione diretta del drenaggio
linfatico utilizzando effleurage mirato verso le vene succlavie e contro il reflusso.
Il miglioramento dei principali sintomi della CFS coincide con il miglioramento del drenaggio
linfatico centrale ed un più forte e ritmico CRI. Questi segni supportano l’ipotesi che il flusso
neurolinfatico descritto in questo articolo è identico al CRI. Se questa ipotesi verrà confermata in
studi successivi, le ramificazioni per il futuro della medicina osteopatica possono diventare
immense e determinare una probabile base scientifica per l’utilizzo del trattamento manuale non
solo in pazienti con CFS ma anche in varie altre tipologie di disordini.


From The Perrin Clinic and the Found for Osteopathic Research into Mialgic Encephalomyelitis,
both in Manchester, England, and the University of Central Lancashire in Preston, United Kingdom.
L'articolo è stato liberamente tradotto, rielaborato e sintetizzato a cura del Comitato Scientifico di
Osteopatianews.
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Patrice Malaval