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Osteopata D.O Paris
Kinesitherapeute
Patrice Malaval
 
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Ischemia

Dal greco isch(ein), ridurre e haim(a), sangue.
Condizione patologica caratterizzata dalla mancanza, totale o parziale, del flusso sanguigno in un determinato distretto corporeo legata a un problema del sistema cardiocircolatorio.

L’ischemia, nei casi più gravi, può portare all’ictus, che in Italia colpisce ogni anno 200 mila persone ed è la terza causa di morte. Ma, al posto di quelle ‘morte’, possono nascere nuove cellule cerebrali? In teoria sì, però nonostante l’intensa attività di ricerca degli ultimi dieci anni molte cose restano ancora da capire.

L'ischemia è un evento che può avere gravissime conseguenze. Essa si verifica in caso di una discrepanza fra la domanda e l'offerta di substrati energetici legata a una deficienza più o meno marcata del flusso sanguigno arterioso o a una riduzione del deflusso venoso. Tale discrepanza è causa di danni cellulari legati sia alla riduzione dell'apporto di ossigeno (ipossia) e di sostanze nutritive (in primis il glucosio) sia all'accumulo di cataboliti.
L'ischemia è un evento la cui causa immediata è sempre riconducibile a un restringimento oppure a un'occlusione del lume arterioso; alla base di tali situazioni possono esserci problemi di varia natura quali, per esempio, compressioni dall'esterno (legate alla presenza di neoplasie, cicatrici, legature ecc.), ispessimenti delle pareti arteriose (legati a processi arteriosclerotici, neoplastici, degenerativi, infiammatori ecc.) e ostruzioni del lume dei vasi (legate alla presenza di emboli, trombi ecc.).
Ischemie a carattere transitorio senza alcuna variazione del lume dei vasi afferenti possono verificarsi nel caso in cui si verifichi un improvviso richiamo di una notevole quantità di sangue in un altro distretto vasale.

Le conseguenze dell'ischemia

Un'ischemia provoca tutta una cascata di eventi a partire dalla diminuzione della fosforilazione ossidativa dei mitocondri con ridotta produzione di adenosintrifosfato (ATP), una sostanza che rappresenta la fonte energetica fondamentale per tutte le attività delle cellule; una sua deplezione provoca danni alle funzioni della membrana cellulare e la conseguenza è un'alterazione degli scambi ionici che porta a un incremento dei livelli di sodio e calcio intracellulari. In particolare, l'incremento dei livelli di sodio richiama acqua e provoca rigonfiamento cellulare; l'organismo risponde cercando di preservare la produzione energetica e si ha un incremento della glicolisi anaerobica cui fanno seguito riduzione delle scorte di glicogeno, accumulo di acido lattico, diminuzione del pH e riduzione dell'attività enzimatica. Se la carenza di ATP si protrae a lungo si hanno serie alterazioni all'apparato della sintesi proteica.
In linea generale, i danni legati a un'ischemia sono legati alla sua entità, al vaso interessato, alla durata dell'evento, alle particolari esigenze del tessuto colpito (il miocardio e il tessuto nervoso, per esempio, possono sopportare ipossie di durata brevissima, mentre altri tessuti hanno maggiore tolleranza a tali fenomeni) e allo condizione precedente del tessuto stesso.
Se l'ischemia è di breve durata, il danno verificatosi può essere reversibile e il ripristino del flusso di sangue riporta le cellule alla loro condizione di normalità (un tipico esempio di ischemia temporanea non grave è il formicolio degli arti che si avverte quando questi vengono mantenuti in posizione coatta). Se l'evento ischemico è di lunga durata oppure di notevole portata il danno cellulare assume carattere di irreversibilità e si ha la morte cellulare. La morte di una notevole quantità di cellule ha come conseguenza il cosiddetto infarto tissutale. 

I sintomi dell'ischemia


Le manifestazioni sintomatologiche dell'ischemia variano a seconda dell'importanza e della sede dell'evento.
Nell'ischemia miocardica a carattere transitorio (la causa della sindrome clinica nota come angina pectoris), per esempio, i sintomi sono rappresentati da dolore retrosternale costrittivo e oppressivo accompagnato dalla sensazione di mancanza del respiro.
Nell'ischemia cerebrale i sintomi variano in base alla zona cerebrale interessata; il soggetto colpito da ischemia cerebrale può, per esempio, accusare alterazione dello stato di coscienza, problemi motori, articolatori, di linguaggio, di orientamento, debolezza, emicrania ecc. Nel caso in cui l'attacco ischemico sia transitorio (TIA, Transient Ischemic Attack, attacco ischemico transitorio) i problemi sono generalmente risolvibili, mentre nel caso di ischemie che perdurano nel tempo si corre il rischio di danni cerebrali gravi e permanenti. 
Nell'ischemia intestinale cronica (anche angina abdominis), patologia legata a una progressiva diminuzione dell'afflusso sanguigno all'intestino tenue a causa di un'arteriopatia (solitamente arteriosclerotica) del circolo mesenterico si ha dolore post-prandiale crampiforme localizzato inizialmente in sede epigastrica e in seguito diffuso a tutto l'addome; a questa manifestazione dolorosa si accompagnano meteorismo e stitichezza nel periodo iniziale, mentre in seguito si ha la comparsa di una diarrea da malassorbimento con conseguenti dimagramento e grave deperimento organico (cachessia).
Nell'ischemia renale non si hanno manifestazioni specifiche, ma si può avere la comparsa di ipertensione arteriosa e il quadro può evolvere in insufficienza renale.
Nell'ischemia periferica si possono avere dolenzia agli arti inferiori con conseguente zoppia (claudicatio intermittens).

Trattamento

Gli attacchi ischemici possono essere prevenuti o eliminati attraverso l'incremento del flusso sanguigno. Per ripristinare la circolazione sanguigna è necessario disostruire i vasi interessati dal problema. Ciò può essere ottenuto attraverso trattamento farmacologico trombolitico (trombolisi, un trattamento antitrombotico basato sulla somministrazione di farmaci ad azione anticoagulante e fibrinolitica) oppure percutaneo tramite tromboectomia (cui si ricorre solo in casi di una certa gravità), aterectomia (rimozione dell'ateroma), angioplastica o by-pass. 
In caso di attacchi ischemici transitori, la terapia può consistere nell'immediata somministrazione di acido acetilsalicilico alla quale seguirà poi quella di ticlopidina (un antiaggregante piastrinico).

Fattori di rischio

 

Fattori di rischio

Alcuni non sono modificabili:

- sesso: gli uomini sono più frequentemente e più precocemente esposti all’aterosclerosi.
- età: con l’avanzare dell’età aumentano le probabilità di ammalarsi e, nelle donne, soprattutto dopo la menopausa.
- familiarità: alcune famiglie sono più predisposte di altre.

Su altri, invece, possiamo intervenire per cercare di prevenire la comparsa della malattia:

- ipertensione: è molto diffusa e purtroppo raramente ben curata. Il paziente spesso non accusa nessun disturbo per cui non si sottopone ad alcun trattamento. Abbassare la pressione arteriosa modificando lo stile di vita e con l’aiuto di farmaci, riduce sensibilmente le complicazioni e le morti causate da questa malattia.
- ipercolesterolemia: a volte è legata ad una alterazione del metabolismo di origine genetica o ad una dieta sbagliata.
- dipendenza da tabacco: tutti conoscono gli effetti nocivi del fumo: bronchite cronica, tumore del polmone ed aterosclerosi. Troppe sono le sostanze tossiche contenute nel tabacco: la nicotina (provoca lo spasmo delle arterie, aumenta il battito cardiaco e la pressione arteriosa), l’ossido di carbonio (si lega ai globuli rossi ostacolando il trasporto dell’ossigeno) ed altre sostanze cancerogene.
- obesità: anche se non si tratta di un fattore di rischio indipendente, l’obesità predispone all’ipertensione, all’ipercolesterolemia, al diabete e a molte altre patologie.
- sedentarietà: lìassenza di una regolare attività fisica favorisce l’obesità e l’aumento del colesterolo, dei trigliceridi, della glicemia e della pressione.
- stress: i soggetti più a rischio di cardiopatie sono quelli che vivono in uno stato di continuo stress e tensione emotiva, ansietà, arrivismo.
LA SAPIENZA Università di Roma
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Ischemia cerebrale: così funziona la proteina salva-cervello




Agire tempestivamente sui pazienti colpiti da ischemia cerebrale è fondamentale per contenere i danni provocati dal blocco dell'apporto di sangue alle cellule del cervello.
La somministrazione di una proteina di origine immunitaria, la fractalchina, prodotta dalle stesse cellule cerebrali sarebbe, secondo un recente studio, in grado di ridurre la morte neuronale indotta dall'ischemia, perpetuando i suoi effetti protettivi fino a 50 giorni dal danno.
A dimostrarlo sono stati i ricercatori del dipartimento di Fisiologia e Farmacologia della Sapienza, dell'Istituto Mario Negri di Milano e del Karolinska Institutet di Stoccolma in uno studio pubblicato sulla rivista Journal of Neuroscience.
L'ischemia è una malattia grave, spesso origine di ictus, che può causare nei pazienti colpiti  un'invalidità permanente e, nei casi più complicati, la morte.
L'ictus in particolare colpisce ogni giorno in Italia circa 660 persone ed è la seconda causa di morte per le persone oltre ai 60 anni e la quinta nelle persone tra i 15 e i 59 anni, ma può riguardare anche i bambini e i neonati.

In pratica l'esperimento che ha svelato il ruolo della fractalchina nelle patologie neuronali come l'ischemia è stato condotto su topi e ratti ai quali è stata somministrata la proteina immediatamente dopo aver indotto l'infarto cerebrale.
I ricercatori hanno quindi sottoposto gli animali a una serie di test per valutare la loro capacità di integrare le informazioni sensoriali con comandi motori specifici; il volume di cervello interessato al danno a breve termine e 50 giorni dopo l'ischemia, gli enzimi coinvolti nella morte neuronale.
Contemporaneamente sono state isolate nelle cavie alcune cellule microgliali, ossia le cellule preposte alla difesa immunitaria, per studiare l'effetto del trattamento con fractalchina, in condizioni di ischemia, sulle risposte caratteristiche di queste cellule, come la produzione di molecole infiammatorie e la capacità di "mangiare" cellule danneggiate, detriti cellulari o agenti potenzialmente tossici presenti nel cervello.
I ricercatori hanno così dimostrato che l'effetto indotto dalla fractalchina richiede la presenza di un recettore per l'adenosina (molecola estremamente importante nella omeostasi cellulare ed in diversi processi fisiologici anche nel cervello) che media in vivo la sua attività neuroprotettiva.

I risultati di questo studio suggeriscono un possibile sviluppo terapeutico per l'uso della fractalchina come farmaco neuroprotettore in casi di ischemia cerebrale acuta, ma anche durante le operazioni neurochirurgiche all'encefalo in caso di blocco della irrorazione locale del tessuto nervoso.
A questo proposito Cristina Limatola, coordinatrice dello studio dichiara: "Prima di pensare di poter utilizzare la fractalchina a scopo terapeutico nel trattamento dell'ischemia cerebrale dell'uomo o in generale come agente neuro protettivo andranno effettuati ulteriori studi per definire con maggiori dettagli il meccanismo d'azione della fractalchina e l'eventuale coinvolgimento di altri tipi cellulari molto importanti come gli astrociti ma, soprattutto, capire come si possa somministrare questa molecola o suoi analoghi in modo che questi possano esercitare la loro azione nel sistema nervoso centrale limitando gli effetti periferici."
 

 

Ischemia intestinale: olio d'oliva per ridurre le infiammazioni


Un gruppo di ricercatori dell’Università di Messina ha scoperto che alcuni componenti dell'olio d'oliva riducono l'infiammazione associata all'ischemia intestinale e al danno da riperfusione, quando la circolazione sanguigna torna al tessuto dopo un periodo di ischemia. La scoperta è stata descritta in un articolo pubblicato sul 'Journal of Leukocyte Biology'.Lo studio dimostra che l'oleuropeina aglicone, un polifenolo presente nell'olio di oliva, riduce l'infiammazione associata all'ischemia intestinale e al danno da riperfusione nei topi. La ricerca aggiunge un altro buon motivo per inserire l'olio d'oliva all'interno della dieta quotidiana. Il composto oleuropeina aglicone è il più importante polifenolo rilevato nell'olio d'oliva e potrebbe diventare una nuova risorsa per potenziali terapie finalizzate al trattamento dell'ischemia intestinale e del danno da riperfusione negli esseri umani. Inoltre, la ricerca potrebbe apportare benefici terapeutici anche ai pazienti con lesioni del midollo spinale, artrite e pleurite."I composti fenolici dell'olio possono ridurre i danni secondari associati all'ischemia intestinale", ha spiegato Salvatore Cuzzocrea, tra i coordinatori dello studio messinese "in particolare, l'oleuropeina aglicone puo' essere utile nella terapia dell'infiammazione associata a questa malattia".


Patrice Malaval