Page d'accueilPlan du siteAjouter aux FavorisImprimerEnvoyer à un ami
Osteopata D.O Paris
Kinesitherapeute
Patrice Malaval
Ernia iatale
Vign_estomac
L’ernia iatale è un problema piuttosto diffuso, sembra che interessi fino il 60% della popolazione.

In molti casi l’ernia iatale ha una componente osteopatica importante in quanto, indipendentemente dalla sua tipologia, è quasi sempre l’espressione di un disequilibrio delle fasce a livello gastro-esofageo.

In effetti la tendenza allo scivolamento verso l’alto di una parte dello stomaco è data da tensioni muscolo-fasciali non fisiologiche che coinvolgono l’intero sistema fasciale.

L'ernia iatale è una patologia molto frequente, causata dal passaggio di una porzione dello stomaco dall'addome al torace attraverso un foro del diaframma, chiamato iato diaframmatico esofageo.
Si distinguono due diversi tipi di ernia iatale :

- Ernia da scivolamento : è la più frequente (circa il 90% dei casi); si caratterizza per il passaggio di una porzione dello stomaco attraverso lo iato esofageo, provocando reflusso gastro-esofageo.


- Ernia da rotolamento : condizione più rara e pericolosa della precedente. In questo caso la giunzione tra stomaco ed esofago rimane nella sua sede naturale mentre il fondo dello stomaco passa nel torace.

Nella maggior parte delle persone l'ernia iatale è asintomatica; altre volte, per migliorare i sintomi, è sufficiente adeguare l'alimentazione e lo stile di vita. Questi piccoli cambiamenti comprendono : limitare il consumo di alcool, caffè, cioccolato, pomodori, agrumi, cipolle ed alimenti piccanti, in quanto tendono ad aumentare l'acidità gastrica.
Se questo primo approccio fallisce, nella medicina convenzionale, l'ernia iatale viene trattata con terapia farmacologica a base di antiacidi che inibiscono temporaneamente la secrezione acida nello stomaco. Questa terapia, però, da sollievo alleviando i sintomi, ma non cura la patolgia.

L'Osteopatia, invece, oltre ad avere una grande efficacia per i dolori articolari e muscolari, possiede una serie di tecniche specializzate per il trattamento della zona viscerale, che permettono di ridurre drasticamente l'insorgenza dei vari sintomi.
Infatti i lavor intrapesi da Jean-Pierre Barral sugli organi dell'addome hanno mostrato che esiste una dinamica viscerale precisa, e che questa può essere modificata. Quindi, applicando una serie di tecniche specifiche, si permette all'organo di trovare la sua fisiologia naturale ed i disordini legati alla restrizione di mobilità saranno così corretti.
La sintomatologia è spesso legata al reflusso gastroesofageo e alle sue complicazioni. E' lo spasmo del
muscolo diaframma che ne determina l'evenienza. La posizione supina (es. di notte) e la posizione flessa in
avanti può generare la comparsa di sintomi. In medicina interna l'ernia iatale o dello jato esofageo può
essere dovuta:

- a brevità congenita dell'esofago;
- ad una erniazione del cardias entro il torace ;
- a una sacca gastrica posta nello iato lateralmente all'esofago.

L'osteopatia, nell'eventualità che sia il diaframma il responsabile principe, attua due tipi di lavoro, uno che
riguarda i tessuti molli posti sopra lo stomaco e uno che riduce l'erniazione avvenuta. La prima cosa da fare
è quella di rilassare i tessuti viciniori con una tecnica di stretching, poi bisogna dirigersi verso il basso a
partire dal cardias, la finalizzazione della tecnica è fatta con un appoggio del palmo di una mano rinforzato
dall'altra con spinta verso gli arti inferiori del paziente. Per completezza di informazione esiste una tecnica
più classica, con il paziente in posizione seduta e l'osteopata alle sue spalle, non escludiamo di usare anche
quest'ultima

Quando è necessario l’intervento chirurgico?



L'intervento chirurgico ha lo scopo di creare una nuova valvola (fundoplicatio), avvolgendo intorno al cardias un manicotto, formato da una parte dello stomaco. La chirurgia, se ben eseguita, è efficace in alta percentuale dei casi. La guarigione potrebbe essere definitiva.
Gli svantaggi della chirurgia sono il rischio dell'intervento chirurgico e la possibilità che, se non ben eseguita, possa determinare non solo la persistenza del problema, ma addirittura la comparsa di nuovi fastidi. E’ comunque possibile, e non rara, la recidiva.

Osteopatia

 

In molti casi l’ernia iatale ha una componente osteopatica importante in quanto, indipendentemente dalla sua tipologia, è quasi sempre l’espressione di un disequilibrio delle fasce a livello gastro-esofageo.
In effetti la tendenza allo scivolamento verso l’alto di una parte dello stomaco è data da tensioni muscolo-fasciali non fisiologiche che coinvolgono l’intero sistema fasciale.

L’Osteopatia in casi del genere è di estrema utilità poiché, oltre a possedere una vasta gamma di soluzioni tecniche specifiche per le disfunzioni viscerali, è orientata, da un punto di vista metodologico, al ripristino di una corretta dinamica globale di tutto il sistema delle fasce.

Lo scopo del trattamento osteopatico consiste nel rinforzare e rilassare la giunzione gastro-esofagea, attraverso l'induzione concentrata in questa zona e di aprire qualsiasi fissazione fibromuscolare della giunzione e delle strutture circostanti.
Per ottenere una maggiore efficacia le tecniche vanno eseguite in una sequenza specifica:

- ascoltare l'addome
- liberare le zone di inserzioni del fegato
- liberare il piloro e lo stomaco
- liberare la giunzione gastro-esofagea
- manipolare le fissazioni scheletriche importanti che persistono (ad esempio le articolazioni costo-condrali)
- normalizzare le fissazioni craniche e sacrali
 
Vign_sans-titre
Alimentazione

Molto importante è masticare con calma. Questo fattore è essenziale, perché permette di contenere i rigurgiti e godersi ciò che si sta assumendo.
Evitare (o usare con moderazione) le sostanze che aumentano il reflusso dell’acido nell’esofago, come nicotina, caffeina, cioccolato, cibi ricchi di grassi, menta, alcool. Andrebbero escluse dall’alimentazione anche tutte le bevande gassate. È bene integrare la dieta abituale con latte fermentato, kefir e yogurt naturale arricchito con batteri probiotici. Aumentate l’apporto quotidiano di nespole, albicocche, frutti di bosco, papaia, mango, asparagi, zucca gialla e patate dolci americane cotte in forno. Fate pasti poco sostanziosi e più frequenti e lasciate passare almeno 2 o 3 ore tra il pasto e il momento in cui si va a dormire.


Acidità di stomaco e bruciore

Di solito le persone colpite da questi disturbi lamentano sensazione di acidità o senso di bruciore e pesantezza alla bocca dello stomaco. Spesso succede che questi sintomi siano associati a gastrite o ad ulcera gastrica.

Principalmente questi malesseri hanno origine da una alimentazione sbagliata o inadeguata rispetto a quelle che sono le esigenze del proprio organismo: abuso di sostanze eccitanti a base di caffeina come tè e caffè ad esempio, oppure abuso di sostanze zuccherine, oppure eccesso di alimenti grassi e proteici sono tutte abitudini che favoriscono il fenomeno dell’acidità. L’alimentazione tuttavia non è l’unica possibile causa, ma possono intervenire anche fattori legati alla tensione nervosa, a stati di agitazione che si ripercuotono a livello somatico proprio sull’apparato gastrointestinale. Anche i farmaci, in particolar modo l’aspirina o gli antinfiammatori possono favorire la comparsa di questi disturbi.

Prima di vedere in dettaglio le singole piante adatte a combattere questi malesseri è sempre opportuno ricordare che per prima cosa, alla comparsa dei primi disturbi, è opportuno correggere le cattive abitudini alimentari, limitando quei cibi che contribuiscono ad aumentare il grado di acidità; oltre a quelli già citati possiamo ricordare i pomodori, la frutta secca ed i latticini.

Le piante come abbiamo visto possono lenire in breve tempo i più comuni malesseri anche perché alcune di loro hanno anche un effetto rilassante e calmante.

Il Ficus carica, il nostro comune fico, è un antiacido naturale con potere antiinfiammatorio molto indicato in caso di iperacidità, ma anche in caso di gastrite o ulcera gastrica e/o duodenale. E’ meglio utilizzare un estratto liquido ricavato dalle gemme fresche della pianta, da assumersi al mattino a digiuno (dose consigliata 50 gocce in acqua) e alla sera dopo cena (dose consigliata 35 gocce in acqua). Sembra che i principi attivi del fico riescano a inibire la produzione di gastrina e di acido cloridrico agendo direttamente sul cervello e, precisamente, sui punti che presiedono alla regolazione della produzione dei succhi gastrici. Per aumentare l’efficacia del fico vi si può associare il Ribes nigrum, anch’esso dalle proprietà antiinfiammatorie, nella forma gemmoderivata perchè più attiva.

La Melissa Officinalis, dalle cui foglie si estrae l’olio essenziale, ha proprietà antiinfiammatorie e rilassanti. Insieme alla Camomilla è indicata per trattare i casi di acidità dovute a forme nervose e di stress. Agisce in particolare sulle mucose, sia dello stomaco sia dell’intestino. E’ possibile assumere la melissa come tintura madre in poca acqua (dose consigliata 30 gocce dopo i pasti principali) o come tisana (consigliata insieme alla camomilla) nella dose di due cucchiai da tè in una tazza di acqua bollente da lasciare in infusione per circa 10 minuti (assumerne almeno due o tre volte al giorno).

Nel nord della Cina cresce una pianta perenne, nota ed usata dalla Medicina Tradizionale Cinese (MTC) da 2000 anni per curare problemi al fegato e allo stomaco, il cui nome è Bupleurum falcatum L. (di seguito nominata semplicemente Bupleurum). Questa pianta ha suscitato l’interesse anche di noi occidentali proprio per la sua azione sull’apparato gastrointestinale. La parte utilizzata della pianta è costituita dalle radici, ricche di principi attivi: saponine a base triterpenica, dette anche saikosaponine, fitosteroli (stigmasterolo, spinasterolo), polisaccaridi strutturalmente simili alla pectina (bupleurani) e polieni. Questa pianta possiede una buona attività antiulcera, come dimostrano alcuni studi in vitro ed in vivo dovuta probabilmente alla frazione polisaccaridica che essendo simile alla pectina agisce sulle mucose aumentando la barriera protettiva nei confronti degli acidi. L’attività antiulcera sembra sia simile a quella del sucralfato, sostanza viscosa in grado di inibire l’azione della pepsina, che in caso di ulcera può idrolizzare anche la mucosa stessa e non solo le proteine ingerite. In generale quindi l’utilizzo di questa pianta è indicato per trattare gastriti, ulcere gastroduodenali o disturbi di origine dispeptica. E’ commercializzata sotto forma di sciroppo o di soluzioni che di solito sono miscele di estratti: oltre al bupleurum è possibile trovarvi liquirizia, camomilla, spirea ulmaria ecc. che rafforzano la sua attività antiinfiammatoria. E’ consigliato assumerne al bisogno, durante la giornata. I possibili effetti collaterali del bupleurum possono essere meteorismo e flatulenza, in quanto stimola il movimento peristaltico; questo avviene comunque solo in soggetti particolarmente sensibili.

Oltre alle piante è possibile usufruire di minerali per contrastare istantaneamente l’acidità di stomaco dovuta nella maggior parte dei casi ad iperproduzione di acido cloridrico. E’ noto che il bicarbonato di sodio è in grado di dare sollievo immediato alla sensazione di acidità e di bruciore; il sale, essendo alcalino, è in grado di contrastare neutralizzandolo l’eccesso di acido. Il sale viene commercializzato in compresse o in granuli da sciogliere in acqua. Una buona fonte di bicarbonato di sodio è la nahcolite, minerale costituito da un 99% di carbonato di sodio, che si trova in giacimenti e dai quali si estrae solo tramite vapore acqueo senza impiego di solventi.

Un altro minerale molto usato e costituito da bicarbonato di calcio (puro al 92%) è il limestone. Costituisce un’ottima fonte di calcio oltre ad avere un potere tamponante notevole.

Anche il corallo è ricco di carbonati di calcio e di magnesio; in effetti si trova molto spesso in commercio come integratore. Essendo un microorganismo protetto, il corallo si ricava dai giacimenti fossili ormai emersi in cui il corallo si è accumulato nel corso di milioni di anni.

 
Omeopatia
 
L’approccio omeopatico si deve integrare con la valutazione e il trattamento consigliato dallo specialista gastroenterologo. I rimedi in caso di ernia iatale sono: Argentum nitricum 9 CH – Ipeca 5 CH – Iris versicolor 7 CH (5 granuli di ciascuno, in alternanza). Insieme a questo preparato omeopatico, è molto indicato anche Kali carbonicum 5 CH (5 granuli, mezz’ora prima dei pasti), si tratta del carbonio di potassio, ideale per disturbi digestivi e dolore retrostarnale. Nux vomica 5 CH (5 granuli, 3 volte al giorno) allevia la tensione dolora con bruciori, nausea, rigurgito.
Reflusso gastroesofageo ed ernia iatale

Reflusso gastroesofageo
ed ernia iatale
Autore: Fabio CONTA

In che modo l’osteopatia può aiutare il paziente ed il gastroenterologo ll reflusso gastroesofageo è un disturbo dell’esofago. Quando mangiamo, il cibo passa dalla bocca allo stomaco attraverso l’esofago. Tra l’esofago e lo stomaco c’è una valvola. Questa valvola si apre e si chiude. Si apre per far passare il cibo e si richiude immediatamente dopo che questo è passato nello stomaco. Se la valvola che c’è tra esofago e stomaco non funziona bene, cioè si apre quando non dovrebbe, può capitare che parte del cibo ingerito torni indietro. Nelle per-sone che soffrono di reflusso succede proprio questo. Il cibo e i succhi gastrici provenienti dallo stomaco rimangono nell’esofago. Il reflusso gastro esofageo è questo: la risalita in esofago di materiale acido proveniente dallo stomaco. Ed è proprio la presenza di acido nell’esofago che crea l’irritazione. Lo stomaco è fatto in modo da sopportare la presenza di acido nel suo interno, l’esofago no e quindi tale presenza provoca dolore,infiammazione e ferite. Anche se è molto comune, il reflusso è un disturbo ancora poco conosciuto. La maggior parte di persone che ne soffre non lo sa. Quasi tutti, infatti, parlano di bruciore di stomaco, acidità o iperacidità. Inoltre, spesso i sintomi del reflusso vengono confusi con quelli di altri disturbi considerati meno importanti. In ogni modo, è importante rivolgersi al medico curante per descrivere il disturbo in maniera corretta. Il medico saprà intervenire in prima persona o indicarvi lo specialista adeguato per il vostro caso. Infatti è opportuno chiarire che qualsiasi problematica relativa a sintomi sopra citati vada gestita dalla figura dello specialista gastroenterologo in quanto è necessario giungere ad una diagnosi certa e improntare una terapia adeguata per controllare e/o risolvere il caso. Esiste, tuttavia, un terre-no di competenze nel quale trova collocazione l’osteopatia, ossia la conoscenza di tutte quelle alterazioni di carattere funzionale che possono provocare molti dei sintomi descritti, da sole o in associazione ad alterazioni organiche. Introduciamo ora il concetto di Sindromi meccaniche della regione cardio-tuberositaria. Infatti, un problema in questo zona è un’indi-cazione corretta all’uso della manipolazione. La meccanica esofago cardiotuberositaria è piuttosto complessa. Si tratta di un’area in cui si incontrano molte forze in conflitto reciproco, inclusa la trazione meccanica. L’esofago e la parte superiore dello stomaco sono attirate dalla pressione negativa del torace e da quella positiva dell’addome, il che provoca l’insorgere in questa zona di molte patologie. La parte superiore dello stomaco è attirata verso l’alto con il rischio di ernie iatali, mentre la parte mediana e inferiore sono attirate verso il basso con il rischio di pro-lasso gastrico. Se l’equilibrio è rotto, la rotazione assiale dell’esofago, che contribuisce all’occlusione cardiale, non agisce più in modo corretto ed è probabile che si sviluppi un reflusso gastrico. Ecco allora che l’osteopata può intervenire con probabilità di successo mediante l’utilizzo di tecniche manuali dolci (stiramenti, pompaggi, massaggi, ecc.) che cerchino di riportare il necessario equilibrio fra i tessuti che circondano il cardias. Per il normale funzionamento della funzione gastro-esofagea, devono essere pre-senti i seguenti elementi generali: diaframma elastico e tonico, buona tensione longitudinale dell’esofago, equilibrio fra pressione toracica e addominale, buone condizioni generali dell’organismo. Se queste condizioni non vengono soddisfatte si possono verificare un’ernia iatale o un reflusso gastroesofageo.
L’ernia iatale e il reflusso gastro esofageo non si presentano sempre insieme ma hanno in comune fattori predisponenti simili. Una causa importante sono l’allentamento dei tessuti connettivi e la perdita di tono basale che si verificano con l’andare degli anni.
 Ma in queste condizioni si vedono tipicamente anche pazienti fra i 35 e i 50 anni. Ad esempio, con una cifosi toracica acquisita sisviluppa un cambiamento nel rapporto tra la giunzione cardi-esofagea ed il diaframma, con una riduzione dell’efficienza sfinterica. 
Gli interventi chirurgici provocano tensioni disuguali in tutti i tessuti connessi con le cicatrici. Certe occupazioni lavorative possono contribuire alla destabilizzazione della giunzione gastro-esofagea. I lavori sedentari contribuiscono al rilasciamento dei legamenti della giunzione gastro-esofagea. Sono tutte cause meccaniche che generano problemi meccanici. I sintomi che più spesso accompagnano il reflusso esofageo con o senza ernia iatale sono: pirosi, rigurgito,dolore epigastrico o retrosternale
aggravato da certi movimenti, per esempio flessione in avanti del corpo; dolori di stomaco, vomito acquoso e filamentoso, alito acido, dolore nella parte inferiore del petto, dolore esacerbato da tosse ed espirazione forzata, dolore all’ingestione di cibi solidi, cefalee spesso alleviate dal vomito.
L’obiettivo del trattamento osteopatico varia a seconda del problema che causa i sintomi. Se siamo in presenza di ernia iatale diagnosticata, le sindromi di carattere meccanico associate andranno sicuramente ad esacerbare i sintomi obbligando il paziente acontinua somministrazione farmacologifarmacologica.
L’eliminazione delle fissazioni meccaniche ed il miglioramento del funzionamento dei tessuti circostanti il cardias, permette al paziente di trascorrere via via periodi sempre più lunghi in assenza di sintomi; ciò è importante perchè migliora enormemente la qualità della vita del paziente e permette al medico di rivalutare la terapia fermacologica nel tempo. I riscontri sono strettamente individuali; il paziente può passare da alcuni giorni senza sintomi fino a 2 o 3 settimane, arrivando anche ad 1 trattamento di mantenimento ogni volta che i sintomi lo richiedano (alcuni anche 40 giorni ma il dato è fortemente soggettivo e riguarda esclusivamente la mia esperienza). Nel caso, invece, in cui ci troviamo di fronte a sintomi perduranti per almeno tre mesi e negatività
per patologia organica (es: ernia iatale) all’esame endoscopico, il trattamento, pur non differendo nei modi,
può dare risultati anche più soddisfacenti.In conclusione, è importante sottolineare ancora una volta che la patologia trattata fino ad ora è di esclusiva competenza medica e come tale va sottoposta ad uno specialista specifico. Diverso è il discorso relativo ai sintomi accusati dal paziente, sintomi che possono essere affrontati, in seconda battuta e con più o meno possibilità di successo a seconda dei casi, ma che può essere adeguato contrastare anche con terapie manuali, laddove una visita osteopatica
appropriata ne riscontri la necessità.

Il lavoro dell’osteopata non danneggia il paziente; casomai arreca sollievo ed aiuta il corpo a guarire o
lenire la sofferenza. Le tecniche proposte in caso di sintomi gastroesofagei rientrano perfettamente nel dominio di competenza dei
fisioterapisti che abbiano voluto approfondire le lesioni meccaniche e funzionali viscerali mediante percorsi
di studio adeguati.

Terapia

La terapia della GERD varia in funzione dello stadio della malattia. In assenza di esofagite l'obiettivo è rappresentato dalla risoluzione della sintomatologia correlata (pirosi retrosternale) attraverso alcune modificazioni dello stile di vita. In presenza di esofagite, è necessario provvedere alla riduzione del processo infiammatorio con prevenzione di altre complicazioni; pertanto in questo caso, oltre alle modificazioni dello stile di vita, la terapia si avvale di  diverse classi di farmaci (inibitori di pompa e procinetici).
Il trattamento chirurgico viene riservato a soggetti giovani in ottime condizioni generali, che necessitano di una terapia continuata ad elevati dosaggi. Le possibili indicazioni alla terapia chirurgica sono: refrattarietà al trattamento medico, necessità di aumentare il dosaggio di farmaci, scelta del paziente in favore dell'intervento, complicanze ripetute della malattia, esofago di Barret, stenosi esofagea, sintomi atipici, ernia iatale voluminosa o ernia paraesofagea.
L'operazione che si esegue di solito è chiamata fundoplicatio o plastica antireflusso. Questa operazione serve a ricostruire la valvola tra esofago e stomaco. L'operazione viene fatta in due modi: in modo tradizionale (aprendo il torace) o in laparoscopia. La laparoscopia è una tecnica meno "invasiva" poiché evita di fare una grossa incisione sull'addome. L'operazione è efficace nella maggior parte dei casi. Nell'80% dei casi i sintomi scompaiono e  il reflusso non torna per almeno 5-10 anni.
 
Decalogo per combattere il reflusso gastroesofageo

1.Dimagrire se si è in sovrappeso e mantenere il peso forma, privilegiando una dieta mediterranea.

2.Fare attività fisica regolare ma non troppo intensa, in particolare dopo i pasti.

3.Evitare di indossare cinture od abiti troppo stretti in vita.

4.Non fare pasti abbondanti, ridurre i cibi grassi e mangiare lentamente.

5.Smettere di fumare.

6.Abolire i superalcolici e ridurre il vino (bianco in particolare).

7.Evitare il cioccolato.

8.Non coricarsi o sdraiarsi dopo mangiato: attendere almeno due ore.

9.Dormire con il capo ed il busto un po’ elevati inserendo uno spessore (10 cm) sotto le gambe del letto.

10.Consultare il medico in presenza di sintomi d’allarme (anema, emorragia digestiva, dolore toracico o disfagia, disturbi notturni, calo di peso ingiustificato).
 
In palestra


In palestra, l'atleta può aggravare una condizione già esistente o creare terreno fertile per una potenziale complicanza da ernia iatale. Questo accade principalmente in tutti quegli esercizi a braccia sollevate. In effetti la postura a braccia sollevate permette un allungamento delle pareti dello stomaco in verticale ed in questo modo vengono sollecitate le fibre colinergiche del fondo gastrico, che sono allungate producendo acido cloridrico anche se non richiesto ai fini metabolici alimentari. Ovviamente questa ipersecrezione acida comporta irritazione delle mucose e bruciori vari. Da un punto di vista strettamente meccanico, invece, c'è da appuntare che ogni volta che si sollevano le braccia sopra la testa per la correlazione biomeccanica della spalla, la colonna lombare si atteggia in iperlordosi, (uno dei motivi per cui chi ha già una iperlordosi dovrebbe eliminare esercizi con le mani sopra la testa, tipo Pullover, Lento Avanti, Lat Machine, ecc).
Da aggiungere inoltre che la fascia connettivale anteriore del corpo, si allunga in modo eccessivo e con essa tutti gli organi (visceri) che avvolge. Questa tensione, aggravata dall'aggiunta di un carico come nel caso del Pullover, che allunga ulteriormente la catena fasciale anteriore, può peggiorare una condizione di parziale ernia iatale o in uno stadio iniziale, o addirittura, in soggetti che congenitamente hanno i tessuti collagenosi più deboli, quindi oppongono meno resistenza, può predisporre alla risalita di parte dello stomaco attraverso lo iato esofageo.
La regola che dovrebbe valere sempre, in ogni caso, è valutare se il soggetto gode di una buona flessibilità nella flessione della spalla, quindi nel sollevare le braccia sopra la testa.
Una particolare attenzione ricade sull'allenamento dei muscoli addominali, che aumentano la pressione sottodiaframmatica e possono incrementare la fuoriuscita dell'ernia.
Si dovrebbe sottoporre il soggetto in questione ad un semplice test attraverso il quale si evidenzia la libertà di movimento o meno. Una valutazione molto pratica e versatile potrebbe essere quella di far sdraiare il soggetto su di una panca e verificare fino a che punto le sue spalle riescono a sollevarsi sopra la testa senza inarcare la bassa schiena. Se le spalle sono libere di muoversi è molto probabile che il soggetto in questione gode di una buona elasticità dei tessuti, quindi non ha tensioni fasciali anteriori importanti che gli vincolano il movimento. Se le spalle, invece, non riescono a flettersi sopra la testa, senza compenso lombare, il soggetto non gode di una buona flessibilità dei tessuti e questo può compromettere, con l'uso di sovraccarichi e non, l'integrità delle strutture anteriori stressando, soprattutto, la fascia viscerale anteriore .

 

MECCANICA DIAF'RAMMATICA ALTERATA:

Ci siamo già posti delle domande che preannunciano come le possibili alterazioni diaframmatiche possano
influenzare ad esempio il passaggio esofago gastrico; vediamo come questo sia possibile.


II blocco diaframmatico inspiratorio:


Il muscolo diaframma non svolge solamente il ruolo di muscolo inspiratore (lacontrazione delle sue fibre abbassa il centro frenico edinnalza le ultime coste, creando un pressione negativa che permette l'immissienedi aria nei polmoni). Come abbiamo visto, questo muscolo ha anche un ruolo imporlantissimo nella statica
umana, con le sue inserzioni inferiori sulle vertebre lombari, dette pilastri del diaframma.
Abbiamo detto che è un muscolo che non si riposa mai, dal momento del primo atto respiratorio alla nascita,
fino all'ultimo respiro esalato; è molto fibroso e tende ad inigidirsi ed accorciarsi nel senso del abbassamento.
Sollecitato attivamente sempre in contrazione (mai in allungamento), bloccato sulla sua relazione antagonista
tra addominali e massa viscerale, il diaframma quindi tende ad adottare una posizione costantemente
inspiratoria. Cosi come un body-builder che esercita sempre i suoi muscoli in contrazione (concentrica) e mai
in allungamento avrà come risultato dei bei muscoli gonfi, tonici ma corti, anaelastici, retratti; cosi il diaframma tenderà ad accorciarsi gradualmente concedendo sempre meno escursione espiratoria, fino ad arrivare a quello che chiamiamo "blocco inspiratorio" (oltre a provocare una frequentissima iperlordosi lombare ).
Sono questi i casi in cui a1la palpazione il diaframma si trova molto rigido, con piccola escursione durante la
respirazione. Sarebbe interessante, anche se non lo tratteremo in questa sede, esaminare tutti gli attri aspetti
che possono ulteriormente "bloccare" il diaframma con ad esempio l'aspetto psichico.U
Un accorciarnento inspiratorio delle fibre del diafrarnma. provoca un abtrassanrento dello iato esolàgeo e
mette in fensione. iperdistendendo cosi i mezzi di unione tra diaframma ed esofago.
Questo atlbassanrento del diaframma vero e proprio bloco inspiratorio crea una pressione costante sullo stomaco con conseguente maggiore possibilità di reflusso  . Questa iperpressione gastrica di origine diaframrnatica rende meno efficace la fisiologica azione delle fibre muscolari dello stomaco stesso con conseguente rallentamento dello svuotamento gastrico e della digestione in toto.

 

La Sofferenza Esofago-Gastrica:


Un'alterazione della meccanica diaframmatica puô incidere sulla funzione digestiva con la tipica risalita del
liquido gastrico sulla mucosa esofagea. La sintomatologia di questo quadro è rappresentata da: dolori
epigastrici, bruciori retrosternali, sensazioni acide buccali (pirosi). A questo possono associarsi: rigurgiti
gassosi od alimentari post prandiali, singhio zzo, turbe dispeptiche (Ph. Souchard).
Ci puô essere addirittura un'alterazione del ritmo cardiaco â causa della stretta relazione tra la punta inferire
del cuore ed il diallamma, separati solamente dal pericardio.
Normalmente i pazienti che riferiscono tale sintomo sono soggetti inquieti,il più delle volte per l'esistenza di palpitazioni, ed a volte a causa di dolori associati che li convincono di essere affetti da angina.
Sopra questo substrato si aggiungono crisi subacute od acute che sopravvengono, il più delle volte, alla fine del pasto, e soprattutto, se il paziente fa uso di bevande gassose che possano dilatare 1o stomaco che
quindi eserciterà una pressione su diaframma, pericardio e cuore stesso.
I pazienti con tali sintomi divengono spesso vittime di sensazioni imminenti di sincope: puô addirittura manifestarsi uno stato parasincopale.

Radioscopicamente tali soggetti mostrano spesso la risalita dell'emidiaframma sinistro sotto I'effetto sia dell'aerogastria che  dell'aerocolia sinistra (Ph. Souchard).

Il paziente alterna pallore a rossore, soprattutto postprandiali. Si puè associare una tosse notturna.
Il paziente messo al corrente dell'origine dei suoi disturbi, puô avere un buon controllo dei sintomi ansiogeni,
ma il problema fisico di base perrnane e va risolto in altro modo.
Il fattore importante dal punto di vista terapeutico è che qualsiasi siano i sintonri riportati dal paziente e
qualsiasi sia la causa prima che sottencle al RGE, il coraportamento morfologico a tipo «blocco inspiratorio»
ed il blocco muscolane del diafrarnma compare, con el,idenza. in ogni stato di
sofïerenza esofago- gastrica.
E' fondamentale quindi avere la possibilità di riportare il diaframma ad un funzionamento fisiologico in modo che possa rientrare in un rapporto corretto con esofago e stomaco.

L'Ernia Iatale:


L'ernia iatale rappresenta l'evoluzione patologica della distensione delle connessioni tra diaframma, esofago, stomaco, che porta all'interruzione di tali rapporti. Questo provoca la risalita della parte superiore dello stomaco al di sopra dell'orifizio delimitato dall'anello muscolare diaframmatico
Attraverso un importante abbassamento diaframmatico l'esofago,solidarnente fissato al rachide, viene trazionato provocando "l'estrazione"
di parte dello stomaco attraverso I'anello muscolare del diaframma . Ciô è semplificato dal fatto che, quando il diaframma è fisso in inspirazione, I'anello esofageo. normalmente verticale, tende ad orizzonlalizzarsi.Un'alterazione delle inserzioni dei pilastri del diaframma dovuta ad
un'ipedordosi lombare o ad una rnalposizione vertebrale comporta, nello
stesso modo. una modificazione dell'anello muscolare che circonda I'esofago.L'ernia iatale viene diagnosticata molto flequentemente, con maggiore incidenza dopo i 40 anni, in pazienti che in genere riportano anche componenti stressogene costanti o di un periodo appena passato, Tre sono le tipologie di ernia iatale piir frequenti, quella prodotta per scivolamento (90% dei casi), quella prodotta per rotolamento (ernia paraesofagea), e quella con meccanismo patogenico misto. La prima, quella per scivolamento, è quella che trova più coerenza con il trattamento meccanico proposto.

Lo specialista spiega cos'è l'ernia iatale e come di manifesta
Patrice Malaval