Page d'accueilPlan du siteAjouter aux FavorisImprimerEnvoyer à un ami
Osteopata D.O Paris
Kinesitherapeute
Patrice Malaval
Malattia di Meniere
Vign_grossenoreille


Cura e terapia

Non esiste alcuna cura definitiva per la sindrome di Ménière.I sintomi della malattia possono essere tenuti sotto controllo se si diminuisce la ritenzione idrica modificando la dieta (ad esempio seguendo una dieta a basso tenore di sale o senza sale, ed eliminando la caffeina e l’alcool) oppure se si assumono farmaci. Può anche essere utile cambiare i farmaci che controllano le allergie o migliorano la circolazione sanguigna nell’orecchio interno. Eliminare il tabacco e diminuire lo stress sono due ulteriori buoni metodi per diminuire la gravità dei sintomi.Alcuni medici sostengono che sia necessario un intervento chirurgico per i pazienti affetti da vertigini continue e debilitanti dovute alla sindrome di Ménière.La labirintectomia (rimozione del labirinto) può essere utile per tenere sotto controllo le vertigini sacrificando però l’udito, quindi è consigliata soltanto ai pazienti che già hanno gravi problemi di udito nell’orecchio colpito.La neurotomia vestibolare, che separa selettivamente il nervo dall’organo colpito nell’orecchio interno, di solito è efficace contro le vertigini e riesce a preservare l’udito, ma presenta rischi chirurgici importanti.Di recente, per curare le vertigini da sindrome di Ménière, si preferisce somministrare la gentamicina, un antibiotico ototossico (cioè che provoca danni all’orecchio), direttamente nell’orecchio medio.La ricerca si sta dirigendo verso l’individuazione dei fattori ambientali e biologici che potrebbero causare la sindrome di Ménière o provocarne un attacco. Sono anche in corso studi sull’influenza sull’udito e sull’equilibrio data della composizione dei fluidi e dal movimento del labirinto.Studiando le ciglia dell’orecchio interno, responsabili dell’udito e dell’equilibrio, sarà possibile capire come l’orecchio possa convertire l’energia meccanica delle onde sonore in impulsi nervosi; con una migliore comprensione dei meccanismi della sindrome di Ménière i ricercatori potranno sviluppare strategie di prevenzione e terapie più efficaci e mirate

Introduzione

La sindrome di Ménière è un’anomalia dell’orecchio interno che provoca molti sintomi diversi, tra cui: vertigini o grave capogiro, acufene (ronzio nelle orecchie), fluttuazioni dell’udito e sensazione di pressione o dolore nell’orecchio colpito. Il disturbo di solito colpisce un orecchio solo ed è una causa frequente di diminuzione dell’udito. La sindrome si chiama così in onore del medico francese Prosper Ménière che la descrisse per primo nel 1861.

Cause
 
I sintomi della sindrome di Ménière sono collegati col cambiamento della pressione dei fluidi nella parte dell’orecchio interno nota come labirinto, che è composto da due parti :
- labirinto osseo
- labirinto membranoso.

Il labirinto membranoso, che è racchiuso dalle ossa, è fondamentale per l’udito e l’equilibrio e contiene un fluido chiamato endolinfa. Quando muovete la testa anche l’endolinfa si muove e permette ai recettori nervosi del labirinto membranoso di inviare al cervello il segnale che l’organismo è in movimento.
Molti esperti ritengono che la lacerazione del labirinto membranoso permetta all’endolinfa di mescolarsi con la perilinfa, un altro fluido presente nell’orecchio interno, che occupa lo spazio tra il labirinto membranoso e le ossa del labirinto osseo.
E’ proprio da questo mescolarsi di fluidi che hanno origine i sintomi della sindrome di Ménière, i ricercatori stanno indagando su diverse possibili cause della malattia, compresi i fattori biologici e quelli ambientali, come ad esempio l’inquinamento acustico e le infezioni virali.

La malattia di Meniere è dovuta ad una aumentata
pressione di liquidi nell'orecchio interno. I liquidi dell'orecchio interno
vengono continuamente prodotti e riassorbiti dal sistema circolatorio. Ogni
alterazione di questo delicato meccanismo può dare una super-produzione od un
iporiassorbimento dei fluidi. Questo porta ad un aumento della pressione dei
liquidi (idrope) che provoca vertigine, e che può essere associata o no ad
ipoacusia fluttuante ed acufeni. Fortunatamente ciò avviene in genere in un solo
orecchio. Una valutazione completa è necessaria in tutti i casi di malattia di
Meniere per determinare le cause della aumentata pressione dei liquidi
dell'orecchio interno. Fattori circolatori, metabolici, tossici, allergici, o
emotivi, possono avere un ruolo in tutti i casi di malattia di
Meniere.

Sintomi

I sintomi della sindrome di Ménière sono improvvisi: possono verificarsi tutti i giorni come una volta sola all’anno.
Le vertigini, che spesso sono il sintomo più debilitante della sindrome, di solito provocano un forte capogiro che costringe il paziente a sdraiarsi. Gli attacchi di vertigini possono provocare grave nausea, vomito e sudorazione, e spesso non hanno alcun segno premonitore.
In alcuni pazienti affetti da sindrome di Ménière gli attacchi hanno inizio con:

- acufene (ronzio alle orecchie),
- diminuzione dell’udito,
- sensazione di riempimento o pressione nell’orecchio colpito.

È importante ricordare che tutti questi sintomi non possono essere previsti in alcun modo: Di norma l’attacco è caratterizzato da una combinazione di vertigini, acufene e diminuzione dell’udito e può protrarsi per diverse ore.
La frequenza, la durata e l’intensità di questi disturbi variano da persona a persona. Alcuni possono provare lievi vertigini alcune volte all’anno, altri invece possono essere affetti di tanto in tanto da un acufene intenso e incontrollabile durante il sonno.
I pazienti affetti dalla sindrome di Ménière spesso vivono anche una diminuzione dell’udito e si sentono sempre insicuri e traballanti anche per lunghi periodi. Tra gli altri sintomi della sindrome di Ménière, che però si verificano con meno frequenza troviamo:

- mal di testa,
- disturbi addominali,
- diarrea.

L’udito tende a ridiventare normale tra un attacco e l’altro, ma con l’andare del tempo peggiora.

Diagnosi

La NIDCD, l’istituto statunitense che si occupa di disturbi dell’orecchio, stima che attualmente negli Stati Uniti ci siano circa 615.000 pazienti affetti da sindrome di Ménière e che ogni anno vengano diagnosticati 45.500 nuovi casi. Per una corretta diagnosti della sindrome di Ménière sono necessari diversi passaggi, tra cui un colloquio conoscitivo della storia medica del paziente e un esame fisico da parte di un medico, esami dell’udito e dell’equilibrio e un’esplorazione mediante risonanza magnetica (MRI).
La misurazione accurata e la caratterizzazione della perdita d’udito sono fattori di importanza fondamentale per la diagnosi della sindrome di Ménière.
Usando diversi tipi di esame dell’udito i medici possono caratterizzare la diminuzione dell’udito come sensoriale, cioè originata dall’orecchio interno, oppure neurale, cioè originata dal nervo acustico. La registrazione della risposta uditiva del tronco encefalico, che misura l’attività elettrica nel nervo acustico e nel tronco encefalico, è molto utile per distinguere tra questi due tipi di diminuzione dell’udito. L’elettrococleografia, ovvero la registrazione dell’attività elettrica dell’orecchio esterno in reazione al suono, può aiutare a confermare la diagnosi.
Per esaminare l’apparato vestibolare, deputato all’equilibrio, il medico irriga le orecchie con acqua o aria calda e fredda. Questo procedimento provoca il nistagmo, ovvero i rapidi movimenti involontari degli occhi, che possono aiutare il medico nell’analisi del disturbo dell’equilibrio.
Poiché i tumori, crescendo, possono provocare sintomi simili a quelli della sindrome di Ménière, una risonanza magnetica è utile per capire se le vertigini e la diminuzione dell’udito sono provocati da un tumore.

Cura e terapia

Non esiste alcuna cura definitiva per la sindrome di Ménière.I sintomi della malattia possono essere tenuti sotto controllo se si diminuisce la ritenzione idrica modificando la dieta (ad esempio seguendo una dieta a basso tenore di sale o senza sale, ed eliminando la caffeina e l’alcool) oppure se si assumono farmaci. Può anche essere utile cambiare i farmaci che controllano le allergie o migliorano la circolazione sanguigna nell’orecchio interno. Eliminare il tabacco e diminuire lo stress sono due ulteriori buoni metodi per diminuire la gravità dei sintomi.

Alcuni medici sostengono che sia necessario un intervento chirurgico per i pazienti affetti da vertigini continue e debilitanti dovute alla sindrome di Ménière.

- La labirintectomia (rimozione del labirinto) può essere utile per tenere sotto controllo le vertigini sacrificando però l’udito, quindi è consigliata soltanto ai pazienti che già hanno gravi problemi di udito nell’orecchio colpito.
- La neurotomia vestibolare, che separa selettivamente il nervo dall’organo colpito nell’orecchio interno, di solito è efficace contro le vertigini e riesce a preservare l’udito, ma presenta rischi chirurgici importanti.

Di recente, per curare le vertigini da sindrome di Ménière, si preferisce somministrare la gentamicina, un antibiotico ototossico (cioè che provoca danni all’orecchio), direttamente nell’orecchio medio.
La ricerca si sta dirigendo verso l’individuazione dei fattori ambientali e biologici che potrebbero causare la sindrome di Ménière o provocarne un attacco. Sono anche in corso studi sull’influenza sull’udito e sull’equilibrio data della composizione dei fluidi e dal movimento del labirinto.
Studiando le ciglia dell’orecchio interno, responsabili dell’udito e dell’equilibrio, sarà possibile capire come l’orecchio possa convertire l’energia meccanica delle onde sonore in impulsi nervosi; con una migliore comprensione dei meccanismi della sindrome di Ménière i ricercatori potranno sviluppare strategie di prevenzione e terapie più efficaci e mirate.

 
Vign_sans-titre

 

Le vertigini

Le vertigini costituiscono un motivo di consultazione frequente in uno studio osteopatico.
La vertigine infatti la maggior parte delle volte non ha una base organica o traumatica ma insorge spontaneamente e gradatamente fino a diventare un disagio anche molto invalidante.
L’Osteopatia è utilissima in questi casi poiché la funzione dell’equilibrio, per il numero di strutture che coinvolge, può facilmente essere vittima di lesioni osteopatiche.

L'orecchio internoTestut-Latarjet, Anatomia Umana,
UTET, Vol.IV, pag.960Innanzitutto l’organo dell’equilibrio, che ha sede nell’orecchio interno, può essere colpito in maniera diretta da una disfunzione osteopatica.
Infatti la perilinfa (in nero), cioè il liquido in cui sono immerse le strutture dell'orecchio interno (in blu), è in stretto rapporto con il liquor (in giallo), il liquido in cui è immerso il Sistema nervoso centrale.
In figura si può notare il canale attraverso cui la perilinfa e l'orecchio interno comunicano con il liquor (freccia).
Questo fa sì che una disfunzione cranio-sacrale, che influenza direttamente la fluttuazione del liquor, possa avere effetti diretti sulla perilinfa e quindi sulla fisiologia dell’equilibrio, come del resto anche dell’udito.
La cosiddetta Sindrome di Menière ha senza dubbio una base osteopatica.
Oltre a ciò l’equilibrio dipende strettamente dal buon funzionamento del sistema propriocettivo, il sistema cioè che regola l’afflusso al cervello delle informazioni tattili e cinestesiche provenienti dalla periferia.
Tali informazioni giungono da tutte le parti dell’organismo e informano il cervello della posizione dei segmenti corporei nello spazio.
Sulla base di queste informazioni il cervello regola il tono dei muscoli antigravitari e quindi l’equilibrio.
Inoltre bisogna considerare la vista che ha una funzione importantissima sulla regolazione dell’equilibrio.
Queste funzioni, nella loro globalità possono essere tutte compromesse da una lesione osteopatica.
Basti pensare alle disfunzioni del piede, dell'arto inferiore o a quelle delle prime vertebre cervicali, oltre che a quelle della base del cranio.

Riporto il caso di una Paziente di 68 anni affetta da capogiri frequenti che, in fase acuta, la costringevano all’immobilità a letto.
Il disagio era presenta da anni e controllato farmacologicamente ma negli ultimi mesi si era acutizzato sia come intensità che come frequenza.
All’esame osteopatico presentava una restrizione di mobilità a livello sfeno-frontale sul lato destro e una restrizione della falce cerebrale in senso sagittale.
Inoltre presentava un’anteriorità sacrale unilaterale destra e una restrizione legamentosa a livello della vescica.
Corrette le disfunzioni la sintomatologia è nettamente regredita.
Nel mese successivo al primo trattamento la Paziente ha avuto ancora un paio di crisi acute, comunque una netta diminuzione rispetto al suo standard.
Nel corso dei due mesi successivi le vertigini sono progressivamente diminuite fino non comparire più.
In seguito al trattamento osteopatico non ha più presentato problemi
L'orecchio interno
Patrice Malaval