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Osteopata D.O Paris
Kinesitherapeute
Patrice Malaval
 

Il muscolo prende il suo nome dal fatto che mette in tensione la Fascia Lata e il suo forte tendine centrale (il tendine Iliotibiale) che terminano in prossimità del ginocchio e alla estremità superiore della Tibia.Le funzioni del muscolo sono essenzialmente quelle di flessione dell'anca e del ginocchio, di stabilizzazione nella deambulazione, e di abduzione e inversione dell'anca.Il muscolo viene sovraccaricato nella corsa e nelle lunghe camminate specialmente in salita o su piano obliquo come quando p.es. si corre sul ciglio della strada, oppure in attività che comportano ripetuta flessione dell'anca come le arti marziali, la danza e la ginnastica.

Con la sua azione tende la fascia lata e abduce la coscia. Essendo un muscolo biarticolare ha anche una debole azione estensoria della gamba sulla cosia. Contribuisce a mantenere il valgismo fisiologico del ginocchio e una sua lesione o debolezza può comportare la comparsa di varismo. E' innervato dal nervo gluteo superiore L4-S1
 Tensore della fascia lata

 
Vign_tratto_ileotibiale

La benderella ileotibiale 

La benderella (o tratto) ileotibiale è il tendine comune di due muscoli, il grande gluteo e il muscolo tensore della fascia lata. Si inserisce sulla faccia esterna della tibia, subito al di sotto dell'articolazione. Nel suo decorso, essa passa superficialmente ad una protuberanza ossea detta epicondilo laterale, da cui è separata da una borsa sierosa di scorrimento (che in realtà è un'emanazione della sinoviale articolare con funzione di borsa).

La sindrome della benderella ileotibiale è di fatto una borsite, cioè un'infiammazione della borsa sierosa di scorrimento causata dal ripetuto spostamento del tendine al di sopra dell'epicondilo, che viene scavalcato continuamente nei movimenti di flessoestensione del ginocchio. Infatti a ginocchio esteso il tendine si trova davanti all'epicondilo, a ginocchio flesso dietro.Poichè non si tratta di una borsa propriamente detta, si preferisce parlare di sindrome piuttosto che di borsite.

 La sindrome della benderella ileotibiale è perlopiù appannaggio dei corridori di resistenza (es. maratoneti), nei quali essa costituisce una patologia da sovraccarico tipica. Non è comunque rara nemmeno in altre categorie di sportivi (calcio, basket...).Il ginocchio varo è un fattore predisponente abbastanza importante, perchè determina una tensione della benderella "costituzionalmente" aumentata.

 il processo infiammatorio è relativo al tessuto molto innervato e vascolarizzato che separa la benderella
ileo-tibiale dall'epicondilo femorale laterale. Anche se borsite vera e propria non è, in genere viene
diagnosticata come tale, cioè un’infiammazione della borsa sierosa di scorrimento cagionata dal ripetuto
dislocamento del relativo tendine al di sopra dell’epicondilo femorale laterale che viene letteralmente
scavalcato durante i movimenti di flesso-estensione del ginocchio.

Sintomi

Inizialmente, si sente un dolore sordo entro i primi 1-2 km di una corsa, che rimane durante l’allenamento. Il male scompare appena finisce la corsa; più tardi, un forte dolore acuto che impedisce il continuare la corsa, il dolore è peggiore nelle corse in discesa o in circuiti circolari, il dolore può essere presente nel salire e scendere le scale. Vi può essere dolenzia locale ed infiammazione.

 Cause

Alcuni atteggiamenti posturali possono predisporre l’insorgere della Sindrome della Banda Ileotibiale, come la pronazione dei piedi, un’asimmetria del bacino che incide sulla lunghezza di un arto rispetto l’altro, il ginocchio varo etc.Qualsiasi movimento, che causa alla gamba un piegamento interno e/o una intrarotazione, stira la banda Ileotibiale contro il femore; un’eccessiva pronazione (piede eccessivamente intraruotato nell’impatto al suolo) irrigidisce il tratto ileotibiale; scarso esercizio di stretching; scarpe da corsa non adatte od usurate; eccessiva corsa in collina (in special modo in discesa); corsa su circuiti circolari e, soprattutto, il sovraccarico di allenamento.

  Spesso il fattore scatenante consiste in un errore nell’allenamento come un eccessivo aumento della durata e dell’intensità.delle sedute.

Nei ciclisti i fattori di rischio sono costituiti dal’eccessiva intrarotazione della posizione della scarpa sul pedale e dal sellino troppo alto.

Gli esami diagnostici

La diagnosi è puramente clinica, la sintomatologia riferita e la visita del paziente sono i due elementi fondamentali per la valutazione della patologia. Un’ecografia può evidenziare un’aumento delle dimensioni della borsa per presenza di versamento.

1. versamento
2. edema
3. tumefazione localizzata

In alcuni casi è possibile notare un anomalo conflitto tra epicondilo e benderella nei movimenti di flesso estensione, questo durante una ecografia dinamica.

PS/ Questa sindrome,poiché presente rapporti diagnostici differenziali con altre affezioni intra-articolari

(es.lesione del menisco laterale)

Raramente viene prescritta una risonanza magnetica nucleare.(per raggiungere una diagnosi di certezza.)

 

 

 

Colpito
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È una sindrome che colpisce in particolar modo i podisti ed i ciclisti, ma non è infrequente anche in coloro che praticano altri tipi di sport come, per esempio, i calciatori, i cestisti e i pallavolisti.

Nel caso specifico del ciclista le attività cicliche di flessione e di estensione comportano uno scorrimento diverso se il ginocchio è in posizione estesa oppure flessa. La benderella si comporta a ginocchio esteso come un estensore (raddrizza il ginocchio), invece nel movimento di flessione scivola entrando in frizione con il condilo femorale (con il ginocchio flesso a 30 gradi, così da diventare un flessore del
ginocchio).

Si può ben capire che l’esecuzione di tante flesso estensioni e il continuo spostamento della benderella e il conseguente attrito sono la causa dell’irritazione della stessa.

Quindi si noterà che:
· a ginocchio esteso il tendine allocherà davanti all’epicondilo,
· a ginocchio flesso il tendine si troverà dietro all’epicondilo

Trattamenti

I principi di trattamento  consistono nella modifica dei fattori causali e nella riduzione dell’infiammazione a carico della borsa.

Le modifiche degli allenamenti devono includere il riscaldamento, esercizi di stretching della bendelletta, diminuzione della durata dell’allenamento. I podisti devono evitare percorsi in salita; occorre inoltre controllare l’appoggio plantare, i pronatori devono utilizzare scarpe apposite o plantari a supporto mediale. I ciclisti devono talvolta modificare la posizione del sellino o l’orientamento dell’attacco sul pedale..

La sintomatologia deve essere trattata con ghiaccio ed farmaci anti-infiammatori. Talvolta può essere necessario un perido di riposo.  

L’utilizzo di terapie fisiche può comprendere cicli di ionoforesi, laserterapia, o ultrasuonoterapia.,Flowave...

La terapia infiltrativa comprende la mesoterapia, eseguibile con anti-infiammatori ed anestetico locale, o infiltrazioni nella borsa con cortisone.

Trattamento riabilitativo (si basa soprattutto sullo stretching e sugli esercizi di rafforzamento )

 
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Lo stretching del grande gluteo e del tensore della fascia lata sono essenziali non solo ad alleviare i sintomi ma a prevenire delle recidive. Da ricordare che lo stretching è parte integrante non solo del programma riabilitativo, ma anche del programma di allenamento quotidiano di uno sportivo.

Esercizi da ripetere due volte per ogni esercizio su entrambe le gambe., 2 3 volte al giorno.

Tenere ogni volta la tensione per 5 secondi.

1. STRETCHING DEGLI ABDUTTORI DELL’ANCA

In stazione eretta con gli arti inferiori estesi, piedi uniti. Piegarsi al massimo verso l’arto opposto a quello che deve essere stirato. Il ginocchio dell’arto non sottoposto all’esercizio può essere flesso.

2. STRETCHING DELLA BENDERELLA ILEOTIBIALE

In stazione eretta con le ginocchia estese; incrociare l’arto che deve essere sottoposto a stretching più possibile dietro l’altro. Piegarsi lateralmente verso l’arto anteriore.

3. STRETCHING DELLA BENDERELLA ILEOTIBIALE

Assumere la stessa posizione del punto 2. Flettere un poco il ginocchio dell’arto posteriore. Muovere il tronco verso il lato non interessato e le anche verso il lato dove deve essere effettuato lo stretching. Si deve avvertire la tensione sul margine laterale del ginocchio flesso.

4. STRETCHING DEGLI ISCHIOCRURALI E DELLA BENDERELLA ILEOTIBIALE

In stazione eretta con le ginocchia estese. Incrociare gli arti inferiori in modo che 1′arto da stirare si trovi dietro l’altro. Inclinare il tronco verso il basso e in fuori verso L’arto anteriore, tentando di raggiungere il tallone dell’arto da stirare.

5. STRETCHING DELLA BENDERELLA ILEOTIBIALEI

n decubito sul lato dell’arto sano con la schiena a pochi centimetri dal bordo del lettino. Flettere l’anca dell’arto sano per mantenere l’equilibrio. Estendere il ginocchio dell’arto da sottoporre allo stretching e porre l’arto fuori dal bordo del lettino in modo che l’arto sia diritto. Lasciare che la gravità porti verso il basso l’arto, producendo lo stretching

6. STRETCHING DELLA BENDERELLA ILEOTIBIALE

In decubito sul lato dell’arto da sottoporre a stretching con il ginocchio esteso e fatto in linea con il tronco; flettere il ginocchio dell’arto superiore e mettere le mani direttamente sotto le spalle per sopportare il peso del tronco. Sollevarsi estendendo le braccia il piu’ possibile. L’arto da sottoporre a stretching deve essere tenuto diritto per avvertire la massima tensione all’anca

7.Torsione da seduti

Seduto a terra con la gamba sinistra distesa e la destra accavallata con il ginocchio verso il petto, ruota il busto, porta il gomito sinistro a contatto con il ginocchio della gamba destra e spingilo verso l’interno così da allungare la parte esterna della coscia. Mantieni la posizione per almeno 30 secondi senza bloccare la respirazione. Inverti la posizione per allungare l’altra parte

8. Salice piangente

In piedi, incrocia la gamba sinistra davanti alla destra, poi fletti il busto lateralmente verso sinistra e spingi il bacino verso destra, finché non senti allungare la muscolatura laterale del bacino. Per aumentare l’effetto puoi flettere il braccio destro verso sinistra. Per allungare l’altra parte inverti la posizione

Osteopatia
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Il trattamento prevede un riequilibrio delle tensioni che arrivano al ginocchio, un massaggio trasversale profondo della bandelletta ileo tibiale stessa, riarmonizzare il quadricipite, gli ischio crurali, i glutei, ecc.

Valutazione della Flessibilità del Muscolo Ileopsoas

Si chiede al Paziente di stendersi in decubito supino a gambe distese.L’anca controlaterale all’arto in esame viene flessa fino ad ottenere l’appiattimento della lordosi lombare.

Provocando l’appiattimento della lordosi lombare e conseguente retroversione del bacino, porremo in trazione il muscolo ileopsoas dell’arto disteso sul pavimento.Se uno il muscolo è retratto, la gamba distesa si solleverà provocando un innalzamento del ginocchio.In questa posizione si valuterà il grado di sollevamento del Cavo Popliteo (ginocchio) della gamba in esame.Il grado di retrazione può essere ottenuto misurando l’angolo di flessione del ginocchio.

Piedi

La pronazione del retropiede ha ripercussioni anche sull' avampiede. La caduta dell'astragalo schiaccia infatti la testa del primo metatarso contro il pavimento, facendolo sollevare per reazione con il suolo, provocando una deformazione in extrarotazione di tutto l'avampiede che prende nome di supinazione.La rotazione interna( pronazione) del retropiede e la successiva rotazione esterna (supinazione) dell'avampiede provocano un movimento elicoidale nel piede con la scomparsa della volta e la caratteristica caduta dell'arco longitudinale interno.

A tal proposito l'osteopatia, attraverso l'utilizzo di specifiche manovre e esercizi permette di intervenire direttamente sulla causa che ha generato il problema.

Pertanto il trattamento manipolativo osteopatico controlla ed eventualmente normalizza la mobilità della cerniera lombo-sacrale, dell’osso sacro e dei suoi rapporti con l’osso iliaco, l’articolazione dell’anca, la tibia, il perone, la caviglia ed il complesso articolare del piede.

Il lavoro osteopatico va integrato con un training riabilitativo che preveda un sufficiente stretching delle catene crociate posteriori a livello del tronco, grande gluteo, fascia lata, vasto laterale, gastrocnemio mediale, muscoli retromalleolari, volta plantare, bicipite femorale, tibiale anteriore, estensore lungo dell’alluce.   Comprendere tutto questo è molto importante per chi ha la tendenza a sviluppare questi problemi o già ne soffre.

La Rieducazione Posturale Mezieres

Torsione da seduti
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Salice piangente
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Altro stretching
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Valutazione della Flessibilità del Muscolo Ileopsoas
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Patrice Malaval