Page d'accueilPlan du siteAjouter aux FavorisImprimerEnvoyer à un ami
Osteopata D.O Paris
Kinesitherapeute
Patrice Malaval
 

 Si stima che circa una persona ogni 10.000 soffra di nevralgia del trigemino, anche se i numeri veri potrebbero essere significativamente maggiori per via delle diagnosi frequentemente errate. Abitualmente si sviluppa dopo i 40 anni.

 Il nervo trigemino è il quinto nervo cranico, un nervo misto responsabile di veicolare informazioni sensoriali come il tatto (pressione), la sensibilità termica (temperatura), la sensibilità nocicettiva (dolore), che si originano dalla faccia sopra la linea mandibolare. Inoltre è anche responsabile della funzione motoria dei muscoli masticatori, che sono i muscoli massetere, temporale e pterigoidei (coinvolti nella masticazione, ma non nell'espressione facciale propriamente detta).

Nervo Trigemino

Le sindromi da disfunzione dei nervi cranici sono legate, nella maggioranza dei casi, ad una “compressione vascolare” lungo il decorso del nervo in causa, di solito a livello della radice di ingresso o di uscita del nervo dal tronco encefalico.

La compressione pulsante del vaso può anche essere legata alla presenza di una vena o ad una associazione di arteria e vena.

Da pochi decenni sono state messe a punto metodiche di “decompressione neuro-vascolare”, che hanno permesso al chirurgo di distaccare stabilmente il vaso dalla superficie danneggiata del nervo, eliminando quindi il contatto patologico.

Esiste quindi una serie di sintomi, per lo più a carico dell’età adulta, che possono a buon diritto considerarsi “caricature” ed esagerata espressione della normale funzione di alcuni nervi cranici.


Questi ultimi sono distribuiti nell’angolo ponto-cerebellare, recesso anatomico tra ponte di Varolio e cervelletto, situato bilateralmente nella fossa cranica posteriore, di lato al Tronco Encefalico.

La causa di queste manifestazioni sintomatologiche, unitamente ad altri fattori etiologici aggiuntivi, ha trovato la sua corretta interpretazione negli ultimi tre decenni, specie dopo l’introduzione del microscopio operatorio e delle tecnologie microchirurgiche. Queste hanno confermato le sporadiche osservazioni di alcuni neurochirurghi americani della prima metà del secolo, che avevano segnalato l’esistenza di rapporti “abnormi” tra vasi e nervi durante procedure chirurgiche condotte nell’angolo ponto-cerebellare per patologie diverse.

Ciò ha consentito l’affinamento di metodologie micro-neuro-terapeutiche, atte ad alleviare il “conflitto” tra un vaso ed un nervo, curando manifestazioni cliniche talora invalidanti.

 
La nevralgia trigeminale essenziale è una affezione dolorosa delle branche periferiche del nervo trigemino, statisticamente si è rilevata una maggiore incidenza a carico del sesso femminile (58%) tra i 60 ed i 70 anni . In 2/3 dei casi il dolore interessa l’emivolto destro. Le singole branche trigeminali più colpite sono la II e la III. Più frequente è l’interessamento simultaneo della II e III branca.
Nella nevralgia del trigemino il dolore dura da pochi secondi fino a pochi minuti ed è abitualmente di estrema intensità, viene descritto dai pazienti come “folgorante” o a “scarica elettrica” o a “colpo di pugnale”. In alcuni periodi il paziente non lamenta dolore ma in alcuni casi può essere presente una lieve e sorda dolenzia di base. Il dolore è solitamente monolaterale per ogni singolo attacco e non supera i confini del territorio trigeminale né la linea mediana. Gli attacchi si presentano in modo spontaneo o provocati da stimoli aspecifici come stimoli termici o dalla stimolazione di zone sensibili della faccia. Quest’ultime prendono il nome di zone trigger. Per la prima branca la zone trigger risiede a livello dell’estremo mediale del sopracciglio, per la seconda branca a livello della base della pinna nasale (solco naso-genieno) e per la terza branca a livello del labbro inferiore e del mento. Gli attacchi non compaiono quasi mai durante il sonno. All’esame neurologico solitamente non si rilevano grossolani deficit sensitivi ma con tecniche più specifiche come l’algometria termica o elettrica si possono documentare aree di ipoestesia e iperalgesia. Le remissioni spontanee possono durare settimane, mesi o anni, di solito con il passare del tempo, gli intervalli diventano sempre più corti e le recidive più gravi e prolungate nel tempo.
 
Vign_osteopatiacranio7

La figura dell'osteopata può essere utile nella risoluzione di tale patologia, in quanto è in grado di ridurre buona parte degli stimoli irritativi, responsabili della sensazione di dolore.

1. liberare le suture craniali, soprattutto quelle tra osso occipitale e osso temporale, riducendo le tensioni intracraniche, e riuscendo così a dare maggior agio alle strutture vascolo-nervose.

 Le ossa del cranio si articolano tra di loro attraverso le suture. La Medicina considera le suture come articolazioni fisse, che non compiono cioè movimento. Per l'Osteopatia non é così, perché é proprio grazie ad esse che le ossa craniche hanno la possibilità di muoversi. L'Osteopatia craniosacrale si basa proprio sul movimento delle ossa e sulla possibilità di manipolare le suture craniche.

2. effettuare un lavoro di riequilibrio tra i diaframmi del corpo: pelvico, toracico inferiore e superiore, buccale e il tentorio cerebellare (intracranico), che rappresentano strutture essenziali e cardine nella distribuzione delle pressioni all'interno delle cavità corporee.

3. migliorare la libertà di movimento delle articolazioni sacro-iliache, che rappresentano una delle principali cause di rallentamento della motilità craniale, soprattutto dell'osso occipitale, strettamente connesso al sacro tramite la meninge più esterna chiamata “dura madre” o migliorare la circolazione venosa intracranica e in tal modo normalizzare ancora una volta le pressioni che possono agire negativamente sulla sintomatologia.

 La Dura madre è una membrana densa, fibrosa e non elastica che, insieme all’Aracnoide e alla Pia madre, ricopre il cervello e provvede al nutrimento della sua parte esterna. Essa inoltre scende per la colonna vertebrale, giù fino a superare l’osso sacro e a rivestire il coccige, cioè l’ultima vertebra della colonna vertebrale. Durante tale percorso, quindi, circonda il midollo spinale e le radici nervose. Il movimento o anche “respirazione” cranio-sacrale è alla base di un meccanismo di circolazione, lungo la colonna vertebrale e quindi dal cranio all’osso sacro, del “liquor”, ovvero del fluido cerebro-spinale che scorre all’interno della dura madre. Il sistema cranio-sacrale è costituito dalla struttura ossea (ossa craniche, colonna vertebrale e osso sacro), dalle membrane meningee (cioè interne al cranio), dal fluido cerebro-spinale detto “liquor” e dalle strutture che regolano la produzione, il riassorbimento e il contenimento del liquido spinale. Il sistema è inoltre collegato, per mezzo delle varie strutture dell’organismo, al sistema nervoso, circolatorio e linfatico, l’apparato muscolo-scheletrico, al sistema endocrino e al sistema respiratorio. Ciò premesso, appare chiaro che intervenire sul movimento cranio-sacrale, ovvero sulla fluttuazione ritmica del fluido cerebro-spinale, vuol dire innestare un processo che coinvolge l’intero organismo, favorendo il benessere.

4. ridurre le tensioni muscolari a livello cervicale, attuando un allungamento dei tessuti molli.

5.normalizzazione dell'aticulazione temporo-mandibulare info

 
Vign_260px-Gray778
Patrice Malaval