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Osteopata D.O Paris
Kinesitherapeute
Patrice Malaval
La riabilitazione
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E' opportuno prima di tutto capire che cos'è la riabilitazione, darne una definizione. Le definizioni di riabilitazione sono molteplici ma per noi è importante richiamare in primis quella dell'OMS, secondo la quale la riabilitazione è l'uso coordinato di risorse mediche, professionali e sociali per riportare il soggetto al recupero di abilità normali. Un'altra definizione che ci può essere di aiuto appartiene a Boccardi che parla di una riabilitazione medica intesa come lotta alla disabilità e una riabilitazione sociale intesa come lotta contro l'handicap. Una volta stabilito che cos'è la riabilitazione vediamo ora quali sono le figure professionali che si occupano di riabilitazione e chi necessita di riabilitazione. Sono interessati il medico che se specializzato in medicina riabilitativa si chiama fisiatra, il fisioterapista, il logopedista, il terapista occupazionale. La riabilitazione può occuparsi delle persone in tutte le fasi della sua esistenza e quindi dalla nascita agli ultimi anni della vita.
 La riabilitazione si occupa, infatti, dal bambino dalle patologie neonatali con ritardi psicomotori alle patologie più gravi ed invalidanti quali le malattie genetiche e le paralisi cerebrali infantili all'adolescente con tutte le patologie che si possono presentare nella fase dello sviluppo.
 Si occupa poi dell'adulto nelle sue molteplici problematiche che vanno dall'ambito ortopedico dall'atleta che si opera un ginocchio al soggetto normale che subisce una frattura o che ha mal di schiena, al neurologico dal soggetto che subisce un trauma cranico, al soggetto che ha una paralisi o va incontro ad una malattia degenerativa del sistema nervoso centrale.
 Il soggetto giovane va poi anche rieducato pur in presenza di importanti deficit funzionali a riprendere le consuete attività della vita quotidiana fino al reinserimento lavorativo e sociale.
La riabilitazione si occupa poi anche dell'anziano. Quest'ultimo, oltre ad essere più soggetto a patologie neurologiche ictus ed ortopediche frattura di femore può anche andare incontro per i più svariati motivi ad una progressiva perdita di autonomie che se non adeguatamente prevenute possono portare ad una importante perdita di autosufficienza con la necessità di un ricovero definitivo in una struttura protetta. Non vanno poi dimenticate tutte le problematiche legate alla demenza che tanti problemi provocano e che poche risposte hanno soprattutto nella nostra realtà locale.
 Esiste poi anche il concetto di riabilitazione sociale per permettere il reinserimento nella società di tutte quelle situazioni di marginalità ad esempio le malattie psichiatriche per le quali, se poco si è fatto nel passato, si sta profilando il rischio del nulla per il presente. Le problematiche che si possono evidenziare sono quindi molto numerose visto l'enorme campo di intervento della medicina riabilitativa.
Diabete in palestra
Il diabete mellito è una sindrome caratterizzata da un eccesso di glucosio (zuccheri) nel sangue (iperglicemia) che aumenta oltre i limiti superiori di normalità perché le cellule dei vari tessuti non sono in grado di utilizzarlo per il loro metabolismo. Quando l’eccesso di glucosio nel sangue va oltre un certo limite, l’ulteriore quota in eccesso viene filtrata attraverso i reni ed eliminata con le urine che diventeranno “dolci” (glicosuria), da cui il termine mellito. A livello metabolico, nei tessuti dell’organismo la relativa incapacità da parte delle cellule a utilizzare glucosio come fonte energetica determinerà uno spostamento del metabolismo verso l’utilizzo dei lipidi, situazione questa che porterà alla formazione di metaboliti acidi, i corpi chetonici. Un loro accumulo avrà come risultato uno stato di acidosi metabolica. Il diabete mellito può diventare in età adulta una malattia invalidante, infatti il persistere della glicemia elevata provoca danni organici: neuropatie, retinopatie, disturbi renali e cardiaci, maggior rischio di infezioni, possibilità di ulcere cutanee, ecc.
DUE TIPI DI DIABETE:
 I° TIPO, definito anche insulino–dipendente: l’iperglicemia è legata all’incapacità da parte delle cellule del pancreas a produrre l’insulina, l’ormone che permette al glucosio di entrare nelle cellule ed essere utilizzato a fini energetici. Si manifesta in età giovanile.
  II° TIPO, insulino-indipendente: compare in età matura e non è legato alla mancanza di insulina, ma si tratta di una diminuita sensibilità delle cellule all’insulina e quindi al passaggio del glucosio.
COSA FARE?
Oltre alle cure mediche del caso è necessario introdurre una attività fisica specifica. Una attività fisica quotidiana abbassa il fabbisogno giornaliero di glicemia, in quanto permette un utilizzo maggiore di glucosio a livello muscolare, ciò significa che basterà una concentrazione insulinica molto bassa per utilizzare sotto sforzo il glucosio muscolare. Nel diabete di tipo II una dieta equilibrata e l’allenamento sono sufficienti a riportare la glicemia a valori normali.I soggetti diabetici non insulino-dipendenti, devono praticare l’attività fisica almeno due ore dopo l’ultimo pasto ed in caso di allenamenti prolungati bisogna consumare piccoli spuntini durante la seduta. Kinetik offre un programma specifico,costantemente seguito da personale esperto e qualificato, per migliorare la qualità della vita di soggetti affetti da questa sindrome metabolica.L’attività fisica ideale per il diabetico è l’attività aerobica eseguita in palestra, in piscina, oppure all’aperto ad una intensità massima compresa tra il 50/70% del VO2 max. con una durata non superiore all’ora.
Patrice Malaval