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Osteopata D.O Paris
Kinesitherapeute
Patrice Malaval
L'articolazione temporomandibolare
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L'articolazione temporomandibolare

La mandibola articola sia a destra che a sinistra con le  ossa temporali congiunge l'articolazione temporomandibolare. In ciascuna articolazione  il condilo della mandibola si adatta nella Fossa  mandibolare (Glenoide) formata sulla parte inferiore dell'osso temporale.
Contrapposto alla  fossa mandibolare c'è il Tubercolo Articolare (Eminenza) che è una proiezione rotonda dell'osso temporale.  Un disco di tessuto  fibroso chiamato il Disco Articolare, o Menisco si dispone tra la fossa mandibolare ed il tubercolo articolare sopra, ed il condilo sotto .
 La grossezza e curvatura del disco si  adattano  alla forma delle ossa. Il disco è fissato alla Capsula Articolare (Legamento Capsulare) e al condilo con  la giuntura che circonda il disco e divide lo spazio tra le ossa in due cavità. Le cavità sono riempite con fluido di sinoviale che lubrifica la giuntura.  I muscoli temporo-mandibolare, sfeno-mandibulare, e legamenti di stilo-mandibulare sostengono l'articolazione. La maggior parte dei muscoli che controllano i movimenti della mandibola sono stati già descritti. L'articolazione  temporo-mandibolare nella sua conformazione permette molti ed i vari movimenti della mandibola   Un movimento di cardine, o rotante,  e un movimento di scivolo, o traslatorio,  che è quello che permette di far scivolare dla testa del condilo ed il disco lungo il tubercolo articolare.
 
La mandibola può muoversi lateralmente così come in avanti ed indietro. Il movimento di  lateralità è detto  Movimento di BENNETT.  Una protesi  dipende in larga misura sui movimenti della mandibola. Perciò questi movimenti devono essere considerati nel progettare l'occlusione della protesi. I gradi dell'angolo di inclinazione formato da un linea orizzontale e la linea percorsa dal condilo lungo il pendio del tubercolo articolare è usato per aggiustare  un articolatore anatomico per costruire protesi.
Sintomatologia dei disordini temporomandibolari e del bruxismo
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I sintomi relativi ai disordini temporomandibolari sono alquanto vari e non specifici. Non specifici significa che sono sintomi che si manifestano anche in altre patologie, è quindi di estrema importanza una corretta “diagnosi differenziale”, cioè saper identificare quale sia il problema che provoca la comparsa di quel sintomo tra i tanti possibili.
La seguente è una lista dei sintomi che presentano i pazienti con disordini temporomandibolari, alcuni sono molto comuni altri meno comuni:

 - Dolore o rumori (schiocchi oppure sfregamento) all’articolazione della mandibola
 - Limitazione dell’apertura della bocca
 - Deviazioni dell’apertura della bocca
 - Mal di testa Dolore e affaticamento ai muscoli del viso
 - Dolore o rigidità al collo, alle spalle e alla schiena
 - Mal di schiena
 - Mal d’orecchio
 - Ronzii o fischi alle orecchie
 - Sensazione di avere le orecchie tappate
 - Riduzione dell’udito
 - Dolore agli occhi o intorno agli occhi
 - Affaticamento della vista
 - Difficoltà a mettere a fuoco gli oggetti
 - Capogiri e vertigini
 - Formicolio o intorpidimento alle mani e alle braccia
 - Mal di dentiI
 
Sintomi più tipici dei disordini temporomandibolari sono i sintomi all’articolazione della mandibola. Il nome corretto è “articolazione temporomandibolare” (abbreviato: ATM), e permette i movimenti di apertura e chiusura della bocca. Questi sintomi sono i seguenti: dolore, rumori (schiocchi o sfregamento) durante i movimenti mandibolari, limitazione dell’apertura della bocca, e deviazioni dell’apertura della bocca.
Per capire come possano comparire tali sintomi è bene sapere come è fatta e come funziona l’ATM. È costituita dalla parte finale dell’osso della mandibola, chiamata “condilo”, che si articola con una cavità corrispondente nella parte inferiore del cranio. Tra queste due strutture si trova un disco di tessuto fibrocartilagineo, che serve a far combaciare meglio i capi articolari tra loro e a rendere i movimenti più fluidi (vedi figura 1 - 2 ).

Durante il movimento di apertura della bocca il condilo ruota e poi scivola in avanti e verso il basso seguendo il profilo dell’eminenza articolare (che è il tubercolo che si trova davanti alla cavità articolare), e il disco articolare scivola in avanti e in basso seguendo il movimento del condilo. Durante il movimento di chiusura della bocca avviene il contrario, il condilo scivola indietro e ruota in senso contrario con il disco articolare che segue il movimento del condilo scivolando indietro e verso l’alto (vedi figura). In condizioni di perfetta salute i movimenti di apertura e chiusura della bocca avvengono senza alcun dolore, senza nessun rumore articolare, senza deviazioni della mandibola, e non è presente limitazione dell’apertura della bocca. Anche i movimenti della mandibola in avanti e di lato avvengono senza alcun dolore, senza nessun rumore articolare e sono simmetrici.
Il dolore all’ATM può avere origini diverse. Più frequentemente è dovuto a un’infiammazione dell’articolazione, e la causa può essere un trauma acuto alla mandibola, ad esempio in seguito ad un pugno, o una caduta, oppure in seguito ad un incidente stradale; oppure un trauma di minore intensità ma protratto nel tempo legato a bruxismo, una scorretta occlusione dentale o dislocazione del disco articolare.
Il bruxismo è l’abitudine di stringere, serrare o digrignare i denti. Questa attività è presente soprattutto durante il sonno, anche inconsapevolmente, e soprattutto nei periodi di maggiore stress o tensione. Può sollecitare in modo eccessivo le ATM e causarne l’infiammazione.

Una occlusione dentale scorretta invece, può causare infiammazione quando costringe la mandibola ad assumere una posizione non fisiologica. Infatti la posizione della mandibola dipende dalla posizione dei nostri denti: noi possiamo chiudere la bocca solo nel modo in cui i denti “combaciano” tra loro. A volte questa posizione è diversa dalla posizione corretta, in questi casi la mandibola può trovarsi troppo in avanti, troppo indietro, o spostata lateralmente. Se ad esempio la mandibola si trova troppo indietro è più facile che ci sia una maggiore sollecitazione delle ATM e che quindi si possano infiammare. Tale eventualità diventa più probabile se oltre all’occlusione dentale scorretta è presente anche bruxismo.
In alcuni casi il disco articolare si trova dislocato, cioè spostato dalla sua posizione, in genere in avanti e verso un lato. In questa condizione vengono sollecitati maggiormente i tessuti che si trovano dietro il disco, che sono ricchi di nervi e vasi sanguigni, e questo può favorire l’insorgenza di un’infiammazione articolare.

Il dolore dovuto ad infiammazione dell’ATM si accentua in genere durante la masticazione e durante i movimenti della mandibola, soprattutto quando si apre completamente la bocca (ad esempio durante gli sbadigli, o quando si addenta un panino). I rumori all’ATM durante i movimenti mandibolari invece, sono un segno che i movimenti articolari non si svolgono in modo fluido e scorrevole. Quando il rumore che si sente è una specie di schiocco, come un “click”, questo e probabilmente dovuto ad una dislocazione del disco articolare. Tale dislocazione è presente quando la bocca è chiusa, ma durante il movimento di apertura il disco ritorna nella sua posizione corretta, e questo avviene con un movimento rapido che da origine al “click”. Il contrario si verifica durante il movimento di chiusura della bocca, quando il disco si disloca nuovamente in avanti con comparsa, in genere, di un altro “click”.


Il rumore di sfregamento (come se ci fosse sabbia all’interno dell’articolazione) è causato da una degenerazione della cartilagine articolare che non risulta più completamente liscia, ma ruvida e irregolare. Questo fa si che durante i movimenti mandibolari lo sfregamento delle superfici articolari provochi il rumore.

La limitazione e le deviazioni dell’apertura della bocca sono causate dalla dislocazione del disco articolare.
Quando la dislocazione è presente solo con la bocca chiusa e il disco ritorna nella posizione corretta durante l’apertura della bocca, si ha una deviazione della mandibola verso un lato (lo stesso lato del “click”) durante il movimento di apertura, ma alla fine dell’apertura la mandibola ritorna al centro e l’apertura della bocca non è limitata (figura a sinistra). Quando invece il disco è dislocato permanentemente e non ritorna mai nella posizione corretta, si ha una marcata deviazione della mandibola verso un lato associata ad una limitazione dell’apertura della bocca. In questo caso il “click” articolare non è più presente e la mandibola appare “bloccata” (figura a destra).Nel primo caso, quando è presente il “click”, spesso l’articolazione non fa male, mentre nel secondo caso si associa quasi sempre una forte infiammazione che rende la zona molto dolente. La prima condizione si può trasformare nella seconda, cioè può capitare che in un primo tempo il disco dislocato sia in grado di ritornare nella posizione corretta durante l’apertura della bocca, ma che in seguito la dislocazione diventi permanente e la mandibola si “blocchi”. Il paziente racconta che per tanto tempo aveva un “click” quando apriva la bocca o masticava, e improvvisamente il “click” non si sente più e non riesce più ad aprire completamente la bocca.

Sintomi

Il mal di testa è uno dei sintomi più frequenti. E’ dovuto prevalentemente all’affaticamento dei muscoli della masticazione, oppure dei muscoli della testa, del collo e delle spalle, che danno origine ad un dolore che si estende e si localizza in varie aree della testa. Poiché generalmente i muscoli coinvolti sono numerosi, il mal di testa può coinvolgere zone molto estese della testa: le tempie, il lato del viso, la fronte, la parte posteriore, la parte superiore. Se tale affaticamento è causato da bruxismo notturno il mal di testa si manifesta prevalentemente o esclusivamente la mattina appena svegli.
Un’altra causa di mal di testa può essere il dolore che si irradia dall’ATM. Quando questa articolazione è infiammata il dolore è solitamente localizzato nella zona davanti all’orecchio, ma quando è più intenso ad esempio durante la masticazione si può irradiare a tutta l’area circostante, soprattutto la tempia e il lato della testa.
A volte questi episodi di mal di testa possono essere confusi con attacchi di emicrania, perché si possono manifestare nello stesso modo.


Il dolore e affaticamento ai muscoli del viso è legato all’affaticamento muscolare che può derivare da bruxismo associato o meno ad una malocclusione dentale. A seconda dei muscoli che sono interessati si può avere dolore localizzato in parti diverse del viso: la mandibola e le guance, gli zigomi, le tempie, i denti, l’orecchio. In genere questo dolore si accentua durante la masticazione e i movimenti mandibolari.E’ frequente che i pazienti che soffrono di disordini temporomandibolari soffrano di dolore o rigidità al collo, alle spalle e alla schiena di origine muscolare. Sono dovuti allo stretto rapporto tra l’occlusione dentale, l’attività muscolare e la postura. I muscoli affetti sono dolenti alla palpazione e possono dare dolore spontaneo localizzato nel muscolo o anche riferito in diverse aree delle spalle, della testa e del collo.Una grande percentuale di pazienti riporta sintomi alle orecchie che vanno dal dolore, ai ronzii o fischi alle orecchie, alla riduzione dell’udito e alla sensazione di avere le orecchie tappate.
Il mal d’orecchio nella maggior parte dei casi è un’infiammazione all’ATM che i pazienti riferiscono come “mal d’orecchio” perché l’articolazione si trova vicinissimo all’orecchio, ma non c’è niente che non va nell’orecchio (come viene rilevato dall’otorinolaringoiatra).

I ronzii e i fischi alle orecchie, come anche la sensazione di avere le orecchie tappate, e la riduzione dell’udito, pare che siano causati dal rapporto tra le strutture dell’apparato masticatorio e l’orecchio interno. I movimenti mandibolari e il bruxismo possono influenzare la funzione dell’orecchio attraverso connessioni di tipo muscolare, nervoso e ligamentoso.

I sintomi agli occhi comprendono il dolore agli occhi o intorno agli occhi, affaticamento della vista, e difficoltà a mettere a fuoco gli oggetti.
Il dolore è in genere un dolore riferito dovuto a sofferenza dei muscoli del collo o della colonna cervicale, altre volte il dolore riferito può originarsi dai nervi grande o piccolo occipitale (sono nervi che si originano dal collo e poi innervano la testa), che si possono irritare per infiammazione o per compressione da parte dei muscoli del collo.
L’affaticamento della vista e la difficoltà a mettere a fuoco gli oggetti sembrano essere legati ad alterazioni nella convergenza degli occhi causate dall’occlusione dentale. Pazienti affetti da disordini temporomandibolari presentano infatti una prevalenza più alta di difetti di convergenza, associati soprattutto a mal di testa, dolore al collo e alle spalle, dolore ai muscoli masticatori e limitazione dell’apertura della bocca.

I capogiri, e a volte anche le vertigini, sono dovuti alla condizione di spasmo muscolare o affaticamento dei muscoli del collo e delle spalle, infatti sono simili ai sintomi causati dalle patologie alla colonna cervicale. Come abbiamo visto esiste uno stretto rapporto tra l’occlusione dentale, l’attività muscolare e la postura, in grado di causare sofferenza ai vari distretti della colonna vertebrale.

Il formicolio alle mani e alle braccia si manifesta quando i nervi che innervano le braccia e le mani vengono compressi alla loro origine alla base del collo. Sia ad opera dei muscoli del collo, quando sono contratti e affaticati, sia a causa di alterazioni della postura della colonna cervicale.

Il mal di denti può essere invece causato dalla loro compressione in caso di bruxismo. Il digrignamento e il serramento dentale comporta una forte sollecitazione dei denti che possono rimanere indolenziti o risultare sensibili. Se il bruxismo, come spesso accade, è prevalentemente notturno, il dolore si avverte soprattutto al mattino appena svegli. In altri casi il dolore dentale può essere un dolore di origine muscolare riferito ai denti. I muscoli che possono essere coinvolti sono i muscoli della masticazione che si trovano in corrispondenza delle guance e delle tempie, che solitamente solo dolenti.
Ovviamente, si deve escludere che il mal di denti sia causato da fattori locali come una carie o un’infiammazione delle gengive, o altre lesioni della bocca.

Acufene dell’orecchio
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È interessante notare che il volume dell’acufene, se misurato con strumenti da laboratorio, non è correlato alla gravità dell’acufene percepita dagli stessi pazienti. Ogni persona ha il proprio livello di tolleranza al rumore prodotto dall’acufene. Si tratta di un’esperienza molto personale.
L’acufene non fa distinzioni: può colpire a qualsiasi età. Non si tratta di una malattia diffusa tra i bambini, che riferiscono la patologia più raramente rispetto agli adulti, in parte perché è più probabile che i bambini affetti da acufene abbiano problemi di udito fin dalla nascita.

Potrebbero invece non notare l’acufene e non preoccuparsi, proprio perché sono abituati a questo problema fin dalla nascita.I bambini, come del resto le persone di ogni età, possono essere a rischio di acufene se sono esposti a rumori molto forti. Alcune occasioni del tempo libero, come le sagre, i concerti, le corse automobilistiche o gli eventi sportivi possono essere attività molto rumorose che potrebbero danneggiare le orecchie dei bambini. Vi consigliamo di proteggere le orecchie, di mettere in guardia i bambini dai pericoli dei rumori forti e di valutare la possibilità di non far partecipare i bambini all’evento o di farli allontanare dalla fonte di rumore.


L’acufene pulsante è un suono ritmico e pulsante, che nella maggior parte dei casi va a tempo con il battito cardiaco. Di solito, ma non sempre, può essere udito con un esame obiettivo appoggiando lo stetoscopio sul collo del paziente, oppure mediante un microfono collocato all’interno del condotto uditivo. Nonostante non sia una forma frequente di acufene alcune delle sue cause sono note: ipertensione, soffio al cuore, patologie a carico delle trombe di Eustachio, tumore glomico, anomalie in una vena o in un’arteria, … Molto spesso questo genere di acufene può essere curato.
Se siete colpiti dall’acufene pulsante, vi consigliamo di farvi visitare dal vostro medico.


Cause

La causa fisiologica dell’acufene è tuttora sconosciuta: forse non si tratta di una causa unica, ma di una combinazione di diversi fattori. Tra le diverse cause probabili,in grado di scatenare peggiorare l’acufene individuiamo :

 - Problemi di udito provocati dal rumore. L’esposizione a rumori molto forti può danneggiare e persino distruggere le cellule dotate di filamenti (le cellule ciliate) che si trovano nell’orecchio interno. Una volta danneggiate le cellule ciliate non possono essere ricostruite o sostituite. I problemi di udito possono anche essere causati dall’eccessiva esposizione al rumore, forse è solo una coincidenza ma fino al 90 per cento dei pazienti affetti da acufene manifesta problemi di udito di gravità variabile.

 - Accumulo di cerume nel condotto uditivo. La quantità di cerume prodotta dalle orecchie varia da persona a persona. A volte si produce una quantità di cerume tale da compromettere l’udito o da far sembrare più forte l’acufene; se vi accorgete di un eccesso di cerume chiedete al vostro medico di famiglia di farvelo togliere manualmente: quest’operazione non può essere effettuata con un semplice cotton fioc, ma deve essere eseguita da un otorinolaringoiatra (medico specialista che si occupa delle orecchie, del naso e della gola) o dal medico stesso.

 - Alcuni farmaci. Alcuni farmaci sono ototossici, cioè tossici per l’orecchio. Altri farmaci, invece, provocano l’acufene come effetto collaterale, senza danneggiare l’orecchio interno. Gli effetti collaterali, che possono dipendere dal dosaggio del farmaco, possono essere temporanei oppure permanenti. Prima di assumere un qualsiasi farmaco, assicuratevi che il medico che ve lo prescrive sappia che soffrite di acufene e informatevi sulle terapie alternative che potrebbero essere adatte nel vostro caso.

 - Infezioni dell’orecchio o sinusite. Molte persone, compresi i bambini, possono soffrire di acufene durante un’infezione dell’orecchio o una sinusite. Una volta curata l’infezione, di solito l’acufene diminuisce fino a scomparire gradualmente.

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Disordini temporo-mandibolari. Alcune persone hanno i muscoli o le articolazioni della mascella non correttamente allineate: questo non provoca soltanto l’acufene, ma può anche influire negativamente sui muscoli e sui nervi cranici e sulle strutture incaricate di ammortizzare i colpi, che si trovano all’interno dell’articolazione della mascella. Molti dentisti sono specializzati nella cura dei disordini temporo-mandibolari e mascellari e potranno consigliarvi efficacemente nella scelta della terapia.

 - Malattie cardiovascolari. Circa il tre per cento delle persone affette da acufene soffre di acufene pulsante: di solito in questo caso si avverte una pulsazione ritmica, che spesso va a tempo con il battito cardiaco. L’acufene pulsante può indicare la presenza di una malattia cardiovascolare (cioè di una compromissione del normale flusso sanguigno nelle vene e nelle arterie), come ad esempio soffio al cuore, ipertensione o arteriosclerosi (indurimento della parete esterna delle arterie).

 - Alcuni tipi di tumore. Succede molto raramente, ma a volte si può essere affetti da un tumore benigno che cresce lentamente nei nervi acustici, vestibolari o facciali. Questi tumori possono causare: acufene, sordità, paralisi facciale e problemi di equilibrio.

 - Traumi alla testa e al collo. Anche i traumi alla testa e al collo possono provocare l’acufene. Tra gli altri sintomi troviamo: mal di testa, vertigini e amnesie.

 - Alcune malattie, come ad esempio l’ipotiroidismo o ipertiroidismo, la malattia di Lyme, la fibromialgia e la sindrome di presa toracica, possono presentare l’acufene come sintomo. Quando l’acufene è un sintomo di un’altra malattia, la cura della malattia può contribuire ad alleviare anche l’acufene.Una singola esposizione a un rumore forte può provocare l’acufene?

NB : Uno studio piuttosto recente pubblicato sulla rivista scientifica Occupational and Environmental Medicine ipotizza un collegamento fra l’uso del cellulare ed un’aumentata probabilità di sviluppare acufene: in particolare i ricercatori sono giunti alla conclusione che le persone che hanno utilizzato il cellulare per una media di dieci minuti al giorno hanno il 70 per cento di probabilità in piu’ di sviluppare il disturbo. La causa di questo sensibile aumento del rischio sarebbe l’energia prodotta dalle microonde dei cellulari.


In alcuni casi è possibile che l’acufene sia causa di depressione. Il rumore cronico provocato dall’acufene può causare disturbi per quanto riguarda il sonno, la concentrazione e la lettura; può interferire con la normale vita di relazione e con le altre attività quotidiane: tutto questo fa sì che il malato, specie se è già predisposto, possa scivolare verso uno stato di depressione.In una ricerca del 2003, riguardante il legame tra acufene e depressione, è stato dimostrato che la maggior parte delle persone affette da acufene non è depressa e nemmeno seriamente disturbata dall’acufene. I pazienti che già erano depressi, però, si sentono molto più danneggiati dal problema rispetto ai pazienti non depressi. Se nel vostro caso la depressione è un problema, sarebbe opportuno farsi aiutare da uno specialista di salute mentale.

Terapia

Non c’è alcuna cura defintiva per l’acufene, cioè non esiste nessuna bacchetta magica che permetta ai milioni di persone che ne soffrono di non sentire più quel rumore nelle orecchie e nella testa. In alcuni casi però si può trovare sollievo dall’acufene. Ad esempio alcune persone producono cerume in eccesso che impedisce ai rumori provenienti dall’esterno di penetrare nell’orecchio: quando il cerume o un qualsiasi oggetto esterno (come un capello) toccano il padiglione auricolare può prodursi come risultato l’acufene. Facendo rimuovere il cerume dal medico o dall’otorino, si rimuove anche la causa che provoca il disturbo.Alcune persone con gravi problemi di udito hanno sperimentato che un impianto cocleare li aiuta a sentire il mondo intorno a loro e questo in parte rende l’acufene nella loro testa meno fastidioso. Nessuno di questi esempi rappresenta una cura rapida e definitiva, ma tutti indicano con certezza che esistono metodi per alleviare il disturbo.

In commercio non esiste alcun farmaco specifico per curare l’acufene, tuttavia ci sono diversi farmaci che hanno alleviato l’acufene nel caso di molti pazienti. Ovviamente ci sono delle precauzioni da osservare quando li si usa, ad esempio alcuni farmaci che alleviano l’acufene possono causare dipendenza e dovrebbero essere usati solo sotto supervisione di un medico specializzato.

Cosa può far peggiorare l’acufene

L’esposizione ai rumori forti, come già detto in precedenza, può avere un effetto negativo sul vostro udito e far peggiorare l’acufene. Fate attenzione a proteggervi con tappi per le orecchie o cuffie, oppure evitando di partecipare a eventi particolarmente rumorosi.
Anche alcuni farmaci possono far peggiorare l’acufene. Comunicate al vostro medico di famiglia (e non solo al vostro otorino) tutti i farmaci con e senza obbligo di ricetta che state assumendo o avete assunto di recente.
Molte persone trovano che l’alcool, la nicotina e la caffeina, come pure alcuni alimenti, possono far peggiorare l’acufene. Altri, invece, trovano che gli alimenti con un alto contenuto di zucchero o con una quantità qualsiasi di chinino (acqua tonica) possono far sembrare più forte l’acufene. Controllate la vostra risposta a diversi stimoli e trovate un giusto compromesso: evitate di eliminare tutti gli alimenti che vi piacciono, ma anche di far peggiorare l’acufene senza un buon motivo.

Da ultimo ricordiamo che anche lo stress e la fatica possono avere ripercussioni sull’acufene. Fate delle pause per rilassarvi, ricordate che gli eventi della vita possono manifestarsi nel vostro organismo sotto forma di peggioramento dell’acufene.


 

Manipolazione osteopatica per la disfunzione della tuba di Eustachio

La tuba di Eustachio è in disfunzione quando non riesce ad essere sufficientemente aperta; questo crea una differenza pressoria tra l’aria che c’è all’interno e all’esterno dell'orecchio medio.

Vari sintomi e condizioni possono verificarsi in seguito alla disfunzione della tuba di Eustachio, inclusi la parotite, l’otite sierosa e l’otite media suppurativa, otalgia, problemi temporanei di udito, acufeni, vertigini.
Benché vengano proposte svariate metodiche di trattamento, dall’uso di antibiotici alla chirurgia, esiste una soluzione semplice, tra le poco documentate tecniche manipolative osteopatiche.

Modalità di trattamento

Svariati sintomi e patologie possono essere il risultato di una disfunzione alla tuba di Eustachio, tuttavia
risulta che la patologia che ne deriva venga spesso trattata più che la tuba di Eustachio stessa.
Per esempio, l’otite media suppurativa è tradizionalmente trattata con antibiotici, oppure in una forma virale piuttosto che batterica, ha portato ad una sorta di resistenza nei confronti di alcuni antibiotici.
Sebbene antistaminici, decongestionanti, vasocostrittori vengano spesso somministrati per dolore, febbre o perdita dell'udito, non esiste alcuna prova dell'efficacia di queste modalità di trattamento.
Le opzioni di trattamento per i pazienti con acufeni includono antidepressivi, ansiolitici, biofeeback, terapia cognitiva,apparecchi acustici, e il trattamento delle disfunzioni dell’articolazione temporo-mandibolare.La vertigine soggettiva può essere trattata con antibiotici, antistaminici, meclizine, e steroidi.

L’intervento chirurgico è spesso l’ultima risorsa per l’otite media cronica o ricorrente e può includere adenoidectomia, timpanocentesi, miringotomia con collocazione della tuba.Tuttavia l’intervento chirurgic potrebbe richiedere l’anestesia generale e quindi ha un certo rischio. In contrapposizione a queste varie modalità di trattamento e dei rischi associati, la manipolazione osteopatica può essere facilmente effettuata per contribuire al migliorarmento della funzionalità della tuba di Eustachio.

Tecnica Galbreath

La tecnica Galbreath è una tecnica di drenaggio linfatico che potrebbe essere usata per trattare pazienti di qualunque età. Come già descritto in altri testi, l’osteopata ruota la testa del paziente dal lato dell’orecchio interessato mentre con l’altra mano applica una forza inferiormente e medialmente sul lato interessato per intermediazione della mandibola. Questa tecnica può essere utilizzata congiuntamente alla tecnica Muncie.

Tecnica Muncie

A Curtis H. Muncie, DO, viene attribuita l’evoluzione di una tecnica di manipolazione utile in caso di disfunzione della tuba di Eustachio. Come Ruddy e Heatherington, egli descrive il procedimento per il trattamento della tuba d’Eustachio dell’orecchio destro in cui l’osteopata inserisce l’indice destro guantato nella bocca del paziente posizionandolo contro la parte inferiore del pilastro della tonsilla palatina.
Dopodiché sposta la punta del dito in senso craniale e leggermente laterale alla fossetta di Rosenmuller,
posteriormente all’apertura della tuba di Eustachio, e applica un pompage con il dito per rilasciare le aderenze fino a che può ripristinare l’apertura della tuba di Eustachio.
Questa tecnica potrebbe indurre conati di vomito ed essere traumatica per i bambini. Hetherington suggerisce di consigliare ai pazienti di ansimare con la bocca per evitare i conati.

Tecnica Muncie modificata

L’utilizzo della tecnica modificata Muncie, la quale benché venga adoperata dagli osteopati professionisti non era mai stata descritta precedentemente in letteratura, potrebbe migliorare la sintomatologia del paziente. E’ opportuno eseguire questa tecnica con il paziente in posizione supina o con la testa reclinata affinché abbia maggior senso di stabilità, anche se è possibile effettuarla con paziente seduto. Per trattare la tuba di Eustachio destra, l’osteopata inserisce l’indice guantato della mano destra nella bocca del paziente posizionandolo contro il pilastro posteriore della tonsilla palatina .  Applica quindi una pressione laterale mentre nel contempo effettua un movimento circolare sui tessuti molli.

Questo movimento esercita una trazione sul tessuto molle superiore che favorisce l’apertura della tuba di Eustachio, la quale è posizionata superiormente ad esso, al di sopra del palato molle.
Questa tecnica aiuta a interrompere il vuoto, normalizzando la pressione su entrambi i lati della membrana timpanica, e nel contempo permette un drenaggio dei fluidi. Proprio per via della metodica indiretta, la tecnica modificata Muncie potrebbe essere eseguita per più volte. Inoltre, essendo piacevole, è meno probabile che  nduca conati di vomito e risulti pertanto più gradita ai pazienti.

Fig. 1
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Fig. 2
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Patrice Malaval